L’Italia si (ri)scopre fascista e le tv gongolano

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di Il Capo

 

 

 

 

Era quasi patetico vederli tutti in fila i giornalistucoli del so tutto io, schierati di fronte sulle varie tivù della destra, del centrodestra e della destra grillica, dare il via alla caccia al Matteo: Salvini per il trionfo, Renzi per la disfatta. Sorvolando su La7 che è ormai la pessima caricatura di una televisione fatta male con programmi d’informazione [sic] che rappresentano soltanto i loro conduttori, la nostra attenzione si è fermata sul pessimo SkyTG24 ed il programma #SkyCittaAlVoto che, in un misto di truculenze pre exit-poll basate su un sito che parla di parrocchie per evitare casini con la legge e commenti che pretendevano di essere politicamente arguti, tracciava un quadretto da avanspettacolo della politica italiana con toni da bar di adolescenti con la terza elementare. Forse hanno ragione loro.

Cinque minuti dopo l’inizio della trasmissione una cosa era già chiara: il “renzismo” è finito. Dove lo hanno visto loro il “renzismo” non so, perché io tutto ‘sto renzismo non lo vedo. Vedo il ridicolismo. Ed è tutto tra i giornalisti tivù che tengono famiglia. Quindici minuti dopo era chiaro che le “roccaforti rosse” crollavano, riferimento a Genova ed alla vittoria del centrodestra in quella città; se sapessero spiegarmi queste menti eccelse quali sono lo “roccaforti rosse” magari potrebbero anche spiegarmi perché non commentano la sconfitta del centrodestra a Padova, sarà che “roccaforte nera” suona male? Non dicono, i giornalistoni dell’Italietta delle tivù, che c’è un paesino dove l’estrema sinistra vota in massa un candidato ex-Casapound. E nulla dicono, questi geniali commentatori, di realtà come quella di Todi (sta vicino a Perugia, è un luogo magnifico, con difettucci non trascurabili) dove viene rieletto – e Casapound porta in dote al sindaco rieletto il quasi 5% dei voti preso al primo turno – un tal Ruggiano, già primo cittadino per due mandati che, sono voci di popolo, aveva devastato i conti del Comune. Se non preoccupa l’incapacità manifesta del neo-eletto, preoccupi che Casapound abbia cominciato a barattare i suoi voti nei consigli comunali, anche se poi in quello di Todi, nel caso specifico, non c’è entrata.

Si torna sempre indietro pensando di andare avanti. E i signori del commento gongolano. Poi ci sono quelli che spiegano su Facebook perché votano qui invece che là e si accorgono in ritardo della formazione omofoba nella lista del vincitore.

Poi c’è da celebrare il trionfo di Pizzarotti che stravince. Nessuno sottolinea che il Sindaco ex grillino è amato da una buona parte di elettori del centrodestra e del centrosinistra. Nemmeno si sognano di dire che Pizzarotti, non esente dall’essere criticabile come tutti, ha governato meglio di tutti i suoi predecessori degli ultimi vent’anni. Per quello sta dove sta. Sono travolti dal dover trovare una giustificazione al M5S di Grillo (che nel frattempo vince a Carrara ed è pronto a devastare un’altra città).

E’ fatta così l’italietta della tivù: è fascistella, ignorante, incolta, razzista e ha bisogno di flagellarsi. Così vota a cazzo – che Google ci perdoni – per poter poi fare ammenda, meglio se pubblica, dei suoi errori e gridare al volgo “Se avessi fatto, non sarei”, o meglio, “Se avessi votato non avremmo…” ammesso che l’italiettà delle tivù conosca a sufficienza i verbi. Di fatto i risultati, vedi grafico di Repubblica.it in alto, ancora parziali indicano che il centrosinistra si prende la maggior parte dei Comuni, che ne strappa al centrodestra, che il centrodestra strappa alcuni comuni al centrosinistra e che la destra razzista, intollerante e tuttofoba che anima il M5S nelle comunali ritorna ai vecchi amori Berlusconi e Salvini, non necessariamente in quest’ordine.

Non c’è niente di nuovo sotto il sole. L’unica novità, che nemmeno è una novità, è l’Italietta felice e fascista che riesuma le sue patetiche spoglie dagli schermi tivù grazie al giornalista con la erre moscia che straparla di “morte del renzismo” per far felice la sua direttrice che detesta Renzi.

Ora è il momento delle analisi politiche dei giornalai sparsi per lo Stivale, che riempiranno colonne e colonne di profondo sapere [sic] e cominceranno a celebrare il funerale di Renzi, dando spazio ai vari Cuperlo di turno – veri responsabili dell’instabilità politica italiana – e beandosi dell’intuizione felice di trovarsi di nuovo nell’Italia della prima repubblica, dopo avere lavorato per far fallire il referendum che l’avrebbe portata nella terza. Siam così noi Italiani, sappiamo tutto di tutto e non capiamo una minchia di niente.

 

 

 

(26 giugno 2017)

 




 

 

 

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