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Il M5S che fa saltare la Legge Elettorale e si “salva le pensioni”

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Le pensioni dei parlamentari, care anche a quei nullafacenti del M5S che nullafacenti erano prima di essere benedetti dal Vate del Sacro Blog e trasportati di peso in parlamento senza merito né voti, e nullafacenti sono rimasti, hanno solo cambiato poltrona, sono salve nonostante le grida dei pentadementi contro di esse.

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Ricorderanno i nostri lettori come i demenziali grillini si siano espressi più volte, e con ferocia, contro le pensioni dei parlamentari (quando il vero problema non sono le pensioni, erano i vitalizi, ma le priorità del M5S variano a seconda dei commenti sul Sacro Blog, e a questo proposito rimandiamo ad un arguto articolo sulle nostre pagine di Daniele Cinà).

Davide Casaleggio, l’ennesimo Trota della politica italiana, scrisse che “voleva andare al voto il prima possibile, prima che i parlamentari prendano il vitalizio, ovvero prima del 15 settembre”. Non si rese conto il figlio di cotanto padre che stava dicendo una stupidaggine anche perché il prode Di Maio, eroe di tutte le scemenze vrali, qualche giorno dopo rincarò la dose: “Se faranno partecipare il M5s alla stesura della legge elettorale abbiamo la certezza che si andrà a votare il prima possibile e io propongo il 14 settembre, il giorno prima che i parlamentari maturino la pensione”. Entrambe le esternazioni erano, naturalmente, false. I due dovevano però cercare di venderle in qualche modo come vere. Con i soliti pessimi risultati: perché per fare “saltare” le pensioni dei parlamentari, quindi anche dei parlamentari a 5 Stelle, si sarebbe dovuto andare al voto prima del 26 agosto.

Sarebbe quindi legittimo insinuare, e non ci facciamo scrupoli nel farlo anche se solo a mo’ di provocazione e utilizzando il metro di giudizio dei pentadementi, che l’affossamento della Legge Elettorale dell’8 giugno scorso con il plateale – anche se non voluto – sbugiardamento dei grillini nel voto segreto (ma palese per un guasto tecnico), sia dovuto anche ad un mero calcolo di portafoglio perché Paola Taverna e soci non rimangano senza pensione.

 

 

(9 giugno 2017)





 

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