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57ª Mostra Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia: “Viva Arte Viva”

di Emilio Campanella, dalla Biennale di Venezia 2017

 

 

 

 

Eccolo il titolo entusiastico, di poliedrica interpretazione, sfaccettato, specchiante, volendo, della 57ª Mostra Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia. Dopo circa una settimana di visite per gli addetti ai lavori, più o meno, e non solo, fino al 26 novembre è a disposizione del pubblico ai Giardini di Castello ed all’Arsenale di Venezia la kermesse, curata quest’anno dalla francese Christine Macel.

Si cominciano a sentirne giudizi contrastanti, ma non certo l’indifferenza temuta alla presentazione alla stampa di alcuni mesi fa, quando alla fine non ci fu alcuna domanda e si passò direttamente al rinfresco. In molti rimanemmo perplessi, ma alla fine dei fatti il lavoro compiuto dalla curatrice è oltre che di mole notevole, di tutto rispetto. Coraggiosamente sono stati invitati 103 “nuovi artisti” su 120, mai stati presenti alle precedenti edizioni, un po’ una sorta di “Salon des refusés” se mi si passa l’espressione rétro, un riscatto che per alcuni, arriva postumo. Il consiglio della curatrice, è quello di visitare il Palazzo delle Esposizioni ai Giardini, e successivamente, l’Arsenale, e così ho fatto, ma potevo entrare ed uscire a mio piacimento durante i giorni di vernissage: per il pubblico risulterà un poco più impervio.

Conviene doverosamente citare le nove sezioni della mostra, i Trans-padiglioni: Il Padiglione degli Artisti e dei Libri, Il Padiglione delle Gioie e delle Paure, Il Padiglione della Terra, Il Padiglione delle Tradizioni, Il Padiglione degli Sciamani, Il Padiglione Dionisiaco, Il Padiglione dei Colori, e da ultimo, Il Padiglione del Tempo e dell’Infinito. Ci si immerge nelle sollecitazioni estetiche, sonore, si è colpiti dai tanti libri di tutti i materiali possibili, ed impossibili, si direbbe, che si collegano a fili e scritture, fili nello spazio; si può essere coinvolti ed essere “all’opre femminili intenti” il filo conduttore di certe zone e sezioni delle Corderie, è proprio fisico, e non solo rosso; fili nello spazio, poi, tesi e tirati da corpi in movimento, con danze minime e massime, con la musica del corpo, il filo sonoro delle voci, altre musiche, danze, suoni d’acqua. Si scontra contro la TIRANNIA DELLA COSCIENZA, è forte ed evidente il sacro ancestrale, la sacralizzazione dei luoghi, ci sono pazzi pupazzi, ma mica tanto.

Dal canto tradizionale al corpo come prigione, come scrigno spaventoso. Il corpo che riposa, ribadito, evocato, mostrato, imitato, un sonno gravido di idee e riflessioni, creazioni e profonde intuizioni. Al Palazzo delle esposizioni c’è un grande, creativo atelier, e dopo ancora tanti meravigliosi libri di tutti i tipi, anche in una serie di scatole improbabili, ma poi perfette… E poi anche un rifatto, riproposto,  supermercato delirante… ma non troppo.

 

Molte, moltissime suggestioni ed occasioni di riflessione, spunti di discussione, così tante che qualche giorno fa è comparsa in campo della Salute, una tenda gialla, una tenda di quelle dei migranti appena fuggiti e scampati agli orrori che difficilmente ci riesce di immaginare. Una scritta nera molto artigianale recitava: VIVA IPOCRISIA VIVA. Non so se fosse riferito alla Biennale, ma molti lo hanno pensato… La discussione è aperta, la visita consigliata.

 

 

 

(17 maggio 2017)

 




 

 

 

 

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