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“Giustappunto” di Vittorio Lussana: “La Gabbia”? Un talk da fantascienza

di Vittorio Lussana  twitter@vittoriolussana

 

 

 

 

Tanto per trascorrere una serata di ‘delirio’, mercoledì sera ho deciso di assistere alla trasmissione de ‘La 7’ intitolata ‘La gabbia’, condotta in studio da Gianluigi Paragone. Così, giusto per voglia di farsi male. Nella prima parte si presenta subito, in collegamento da Bruxelles, Matteo Salvini, il quale a un certo punto teorizza l’internamento di chi non la pensa come lui, avvertendo al contempo Paragone di guardarsi dalla censura dei ‘radical chic’. Ma come, Salvini: hai appena detto che vuoi internare tutti quanti e poi il problema sono i ‘radical chic’? Imperterrito, il leader della Lega Nord ha poi proseguito inneggiando alla Le Pen, favorevole a una chiusura delle frontiere nei confronti dei migranti: una linea politica che ricorda molto la famiglia di Leonard Zelig, la quale, per punirlo, lo rinchiudeva in uno sgabuzzino e, quando era realmente arrabbiata, si chiudeva nello sgabuzzino insieme a lui. Più che un tentativo di gestione del problema siamo di fronte alla satira vera e propria, con la speranza che i cittadini, ridendo e scherzando, si sparino sui ‘coglioni’ per conto proprio. Nel frattempo, tanto per dare la ‘stura’ al peggio del peggio, viene presentato un grafico tramite il quale si dimostra il ‘picco’ d’incremento (+50%) degli sbarchi di migranti avvenuti sulle nostre coste rilevato da Frontex rispetto all’anno scorso, con una freccia lunga il doppio rispetto a quella del 2016, come se l’aumento non fosse del 50 per cento, bensì del 100%. Infine, si giunge alla terza ‘perla’, si fa per dire, di Gianluigi Paragone, il quale, dopo aver presentato un servizio sul processo per lo scandalo della Deiulemar, un consorzio navale di Torre del Greco che ha truffato i suoi azionisti (chiudiamo le frontiere e teniamoci stretta questa gente qua, mi raccomando…), si autoincensa per uno ‘scoop’ realizzato con 5 anni di ritardo rispetto all’esplosione dello scandalo, con i complimenti di un Michele Emiliano evidentemente ancora sotto ‘choc’ per l’agguato subìto dalla ‘tarantella assassina’ che lo ha quasi messo ‘knock out’. Degli 86 anni di carcere complessivi, comminati al termine del processo di primo grado, ne aveva forse parlato ‘La gabbia’ a suo tempo? Non ci pare. Eppure, Paragone s’intesta lo scoop in diretta nazionale, come se noi reclamassimo, in questo preciso momento, di aver scoperto per primi i 4 chilometri di coda che, da più di dieci anni a questa parte, si formano ogni mattina sulla Roma-L’Aquila, all’altezza dello svincolo per Portonaccio. Senta, dottor Urbano Cairo: cosa vogliamo fare? Si rende conto che stiamo parlando di una trasmissione che si è chiusa con Vittorio Feltri che ha tranquillamente commentato l’unico abbozzo di dibattito economico proposto con la frase: “Non ci ho capito un cazzo”? La finiamo con questi ‘tromboni’, per favore? Oppure, dobbiamo ricordarle cosa scrisse proprio Vittorio Feltri il giorno dopo la strage di Utoya, nel 2011, senza verificare minimamente come fossero andate le cose? Dunque, qui abbiamo: un Matteo Salvini che fa politica ‘a spanne’; un Vittorio Feltri che “non capisce più un cazzo” (lo ha detto lui, dunque ci crediamo…); Alessandro Di Battista che, ospite dalla Gruber solamente un’ora prima, ancora non ha compreso la sacrosanta distinzione, professionale e di competenze, tra giornalisti ed editori; infine, dobbiamo anche sorbirci Gianluigi Paragone che ‘sbanda’ da una ‘caciara’ all’altra e da uno svarione all’altro. Ovvio che, alla fine, ci spostiamo tutti quanti su ‘Focus’ augurandoci lo sbarco degli alieni: rispetto a ‘La gabbia’, gli Ufo sono scienza, non fantascienza.




(27 aprile 2017)

 

 

 

 

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