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“Comportatevi da etero”, così le autorità inglesi ai gay afghani in cerca d’asilo

di Paolo M. Minciotti

 

 

 

 

 

Scrive il sito panafricano di lingua inglese Mambaonline, citando alcune testimonianze dirette, che le autorità inglesi avrebbero adottato il sistema – umanissimo! – di consigliare ai gay afghani che giungono nel Regno Unito in fuga dal loro tremendamente omofobico paese di “comportarsi da etero” per sfuggire alle persecuzioni. Tutto questo prima di negare loro lo status di rifugiati e rispedirli in patria. Mambonline cita informazioni di Human Rights Watch che avrebbe avuto accesso ad una linea guida che recita testualmente “è un’opzione altamente consigliata quella di ricollocare gli uomini gay a Kabul (…) consigliando loro, essendo l’unica opzione per una persona omosessuale, di nascondere il loro orientamento sessuale per evitare punizioni”.

 

Alle autorità inglesi ai tempi della Brexit poco importa che spesso, in accordo con la Sharia in vigore in alcune parti dell’Afghanistan, la pena per l’omosessualità sia spesso la morte o, in alternativa, qualora non si venga colpiti dalla Sharia, pene detentive che vanno da un minimo di 5 ad un massimo di 15 anni di carcere.




La direttiva britannica non è solo in conflitto con i diritti umani più basilari e con le convenzioni internazionali sui rifugiati, ma anche con le linee guida delle Nazioni Unite che indicano chiaramente come le persone LGBT, “non possano essere rimpatriate qualora siano costrette, dalle leggi del loro paese di origine, a cambiare o nascondere la loro identità, le loro opinioni o caratteristiche personali, al fine di evitare persecuzioni”.

 

 

 

(28 febbraio 2017)

 




 

 

 

 

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