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Quando si pensa che tutto sia facile e poi invece non lo è: così nascono i casini

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E’ l’italianissima sindrome dell’ “Adesso ci penso io” in verità non soltanto italiana, basti vedere Donald Trump, ed è quell’atteggiamento di inettitudine sorretta da arroganza, prosopopea e feroce, ferocissima ambizione, che ti fa entrare in qualsiasi agone convinto da te stesso che, grazie alla tua presenza, tutto si risolverà come per incanto. E’ sindrome comune a molti, troppi politici del nostro tempo: per lo più cialtroni inutili pieni di boria e vuoti di idee e capacità, che con mezzi non sappiamo con esattezza quanto leciti, riescono a raggiungere posizioni di potere e poi – una volta eletti – lasciano la loro inettitudine scorrazzare per ogni dove. Se basta una telefonata di Donald Trump per seppellire Taiwan sotto la dichiarazione “La Cina è una sola” e seminare lo scompiglio ed il panico in quella zona del mondo, a livello d’italico stivale le cose non sono molto differenti, se guardiamo alla nefanda povertà decisionale ed incapacità politica dell’attuale giunta della Capitale che tra arresti, avvisi di garanzia ed altre beghe tutte legate alle scelte interne di chi dovrebbe governare dal Campidoglio, costringe la città ad un immobilismo imbarazzante ed i suoi abitanti a subirne gli effetti. Altre manifestazioni dell’idiozia del potere applicata alla politica sono cosucce come la Brexit, non per la Brexit in sé, ma per come alla Brexit si è arrivati. Vedere gente piangente immediatamente dopo la vittoria del “Leave” dichiarare di non avere capito il quesito e di non averne valutato gli effetti, dovrebbe essere sufficente a comprendere quanto sia importante reagire alla cialtroneria generalizzata degli psicopatici che governano con un ferreo controllo (che non è populismo da pollaio alla 5Stelle o alla Farage, e nemmeno è salvinismo o lepenismo) sull’operato di coloro che siedono nei vari parlamenti su mandato dei cittadini. Non capire l’importanza di un’azione tanto semplice è come essere genitori che fanno un regalo al figlio per “sollevarlo” dall’angoscia della bocciatura, dandogli così la falsa impressione che la società gli perdonerà il suo essere “ultimo”.

 

 

(10 febbraio 2017)

 




 

 

 

 

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