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D’Alema, Bersani e Speranza e il silenzio su Grillo, o del silenzio degli indecenti

di Giancarlo Grassi

 

 

 

 

 

 

Non si sono scomodate le Tre Grazie, dee protettrici della minoranza PD ed ispiratrici delle sue follie, a dire una sola parola sulle questioni stile Minculpop sollevate da Beppe Grillo – e sbugiardate addirittura da Marco Travaglio – né sulle questioni legate al non-statuto del M5S che da forcaiolo è diventato garantista per mere questioni legate al non-governo romano o per opportunità del momento. Non trattandosi di una tema considerato sensibile dal trio canterino D’Alema, Bersani e Speranza, dato che non trattavasi di questione che avesse a che fare – ad esempio – con una decisione del segretario Renzi, tutte e tre le Tre Grazie non hanno proferito verbo.

 

Non parliamo per nostalgia di voci insulse, biascicate, opportuniste e vuote di contenuti come tutto ciò che non è legato alla perpetuazione di un potere a sua volta vuoto, anzi, svuotato da loro stesse (le Tre Grazie), ma per opposizione a persone che si ritengono essere parte della storia inamovibile (e lì sta il dramma) della sinistra [sic] italiana e che, come nella migliore tradizione, quando si dovrebbe parlare, stanno zitte. E’ evidente che considerano la questione come competenza del Segretario Renzi, ma proprio lì cascano le asine. Se una simile decisione fosse stata presa dal PD, luogo che le Tre Grazie considerano sacro, inviolabile ed assolutamente loro, evidentemente si sarebbe scatenato il finimondo perché per le Tre Grazie solo il potere interno al PD conta, tutto il resto si vedrà.

 

Disgraziatamente si è già visto: la tanto strombazzata questione dei voucher nasce anche perché tra chi ha votato la misura nel governo Prodi prima ed in quello Monti poi c’era anche il PD di Bersani, D’Alema, Speranza & Compagnia minoritaria. Con loro c’era anche il buon Fassina, poi riscopertosi comunista puro e duro del 4% ed ora in Campidoglio a votare con i 5Stelle le loro demenziali misure. C’era anche Donna Camusso della CGIL leghista che soltanto il 4 gennaio scorso paragonava i voucher ai pizzini mafiosi. I voucher, nelle parole di coloro che li votarono, dovevano servire a contrastare il lavoro nero, poi aziende e pubbliche amministrazioni – di tutti i colori politici – ne hanno fatto un uso incontrollato. Invece di rompere i coglioni dopo imparassero a valutare bene che paese è l’Italia, senza nascondersi dietro il paravento di fare le cose per il bene della nazione. L’ego nasconde la capacità di prevedere gli effetti delle proprie azioni. Un politico dovrebbe rendersene conto. Invece no. Soprattutto quando il proprio ego smisurato deve fare i conti con i limiti dettati dalla democrazia interna ai partiti che impone, prima o poi, cambi di segreteria e di leadrship.

 

Ne deriva che per vendicarsi della leadership perduta (vedrete cosa succederà nella Lega se Salvini dovesse saltare) le Tre Grazie si occupano soltanto di mettere i bastoni tra le ruote alla nuova segreteria, a far saltare i proprio governi ed i propri leader e a non occuparsi che di cose relative al PD. Per questo sul Minculpop a 5 Stelle non hanno detto nulla. Per questo non si pronunciano su nessuna questione. Nulla di ciò che è stato politicamente rilevante nelle ultime due settimane ha avuto a che fare con decisioni prese da Renzi, quindi non c’è nulla da contestare pubblicamente. Da lunedì 9 la caccia si aprirà di nuovo. Per ora va in scena il silenzio degli indecenti.

 

 

 

 

(5 gennaio 2017)

 

 

 

 

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