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M5S, o quei signori già falsi nel 2012 che per 4 anni hanno fatto la falsa morale agli Italiani

l'On. Nuti, da epuratore a epurato

l’On. Nuti, da epuratore a epurato

di Il Capo

 

 

 

 

 

 

Assistiamo in questi giorni all’epilogo della più grande presa per i fondelli che gli Italiani abbiano vissuto negli ultimi anni e che segue di troppo poco tempo quella del nuovo miracolo italiano dell’ometto di Arcore. Parliamo della gigantesca fuffa chiamata M5S già falsa nel 2012, dato che le firme false di Palermo per le quali 13 persone sono indagate, alcune sospese, e gli epuratori sono diventati epurati, proprio nel 2012 diedero la patente di falsità al Movimento che si preparava a fare la morale perbenista agli Italiani per i quattro anni seguenti al grido di “Onestà! Onestà!”. Ma gli Italiani non lo sapevano. E ora lo sanno. Facciano 2+2.

 

La faccenda testimonia la straordinaria faciloneria con la quale il popolo del quale faccio parte – e che in fondo amo anche – affronta questioni importantissime come chi mandare al governo e su quali basi: l’elettorato che crede ai 5Stelle è lo stesso che credeva al nuovo miracolo italiano del miliardario ridens che non vende il Milan un giorno sì e l’altro anche. E’ lo stesso delle sacre acque del Po di quell’Umberto Bossi che si prepara a silurare Salvini dopo il referendum. E’ lo stesso che credeva nel sacro verbo comunista e che ora, furioso, si rifugia nel populismo per continuare ad avere qualcuno da incolpare.

 

Il gioco chiamato M5S era fatto e ben preparato dalla premiata ditta dei diarchi – preciso che sono certo che Beppe Grillo fosse all’oscuro delle manovre palermitane, così come di quelle bolognesi, ma au contraire non sono affatto certo della sua vocazione democratica – che consisteva nel creare un Movimento che desse una spallata al governo ed all’odiato nemico Pd. Non c’era nulla di meglio che scegliere i rappresentati del populismo all’interno del possibile bacino populista, cioè tra cittadini creduloni, per lo più impreparati, animati da spirito brancaleonico, pronti a cambiare le date della Costituente tanto il ’48 è lontano, e a sbagliare gerundi e congiuntivi in tivù tanto dopo il berlusconismo tutto fa brodo. Il colpo di genio è stato quello di sceglierli tra cittadini giovani, tolti dalla tenaglia della disoccupazione e dell’eterna frequentazione universitaria nella quale si trovavano, senza un soldo, senza un lavoro, insegnando loro a dare la colpa a qualcun altro e preparandoli scientificamente alla bugia mediatica. Come sempre la realtà supera i libri di fantascienza sulla quale il fu Casaleggio ha costruito l’ambience. Internet, la grande intuizione del M5S ha fatto il resto.

Ma pescando nella cretinaggine di cretinaggine si muore. Così i poveracci a 5Stelle che ignoravano del tutto le regole (ma siamo sicuri che le ignorassero?) si sono gettati a falsificare firme su firme per entrare nell’agone elettorale palermitano del 2012. Poco importa se nessuno è stato eletto, come dice l’ex steward ed ex webmaster (ora anche ex universitario) Luigino Di Maio, vicepresidente della Camera coi voti del Pd al quale importano le cariche e meno la cultura, falsificare firme è un reato. E la parola reato ai puri ed onesti [sic] del M5S non piace per niente. Tant’è vero che della questione non ne parlano. Non esiste. A parte in brevi post sul Sacro Blog che è anche la sede del Movimento.

 

Serve altro? Forse un po’ di maturità e meno pancia. Che il Gran Sacerdote della Setta inviti a votare al referendum con la pancia e non col cervello la dice lunga sulla “qualità” dell’elettorato al quale si rivolge. I commenti ai nostri articoli critici verso le politiche del M5S parlano altrettanto chiaro. La “connivenza” con le scelte raccapriccianti – politicamente parlando – delle giunte pentastellate che governano alcune città italiane (Virginia Raggi in testa), sono la conferma dell’assoluta mancanza di spirito critico dell’elettorato grillino e della sua necessità di “essere parte” di un Movimento che si “senta” nel giusto, circondato da giusti e che della giustizia faccia la sua bandiera.

 

La sua bandiera, certo. Perché i fatti vanno sempre in un’altra direzione. L’importante è non vedere.

 

 

 

 

 

(30 novembre 2016)

 

 

 

 

 

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