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M5S e SI ricorrono contro il quesito referendario: “E’ uno spot”. Come le loro campagne elettorali

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referendum-quesitodi Giovanna Di Rosa

 

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Eccoli i riformatori del venerdì sera che il sabato sono già in mezzo alle feste per ricchi: sono i virgulti del M5S, ex mantenuti di mamma e papà, che non hanno fatto nulla di decente fino a quando, grazie al Grillo Sparlante, si sono ritrovati seduti in parlamento continuando a non fare nulla di decente nonostante la loro convinzione di essere dèi, e sono i riciclati del PCI, poi Rifondazione, poi PDCI, poi Sel, quindi Sinistra Italiana nata morta – negli ultimi sondaggi alla straordinaria percentuale del 3,2%, dopo l’altra straordinaria percentuale di Stefano Fassina alle comunali di Roma – che hanno deciso insieme di ricorrere contro il quesito referendario perché “E’ uno spot”.

 

Scrive l’agenzia ANSA“il quesito così formulato finisce per tradursi in una sorta di ‘spot pubblicitario‘, tanto suggestivo quanto incompleto e fuorviante, a favore del Governo che ha preso l’iniziativa della revisione e che ora ne chiede impropriamente la conferma ai cittadini, che non meritano di essere ingannati in modo così plateale”.

 

E’ curioso che l’accusa di spot pubblicitario venga da un partito come SI che ha addirittura spacciato Stefano Fassina per riformista, dopo che nel PD aveva votato cose come la Legge Fornero che ora contesta, e da una setta di fanatici come quella a 5Stelle la cui attuale Sindaca in campagna elettorale ha promesso funivie, pannolini lavabili, moneta parallela per il libero scambio, lotta alla corruzione e a Mafia Capitale, riforme di vario tipo, e che a circa quattro mesi dall’insediamento non è nemmeno riuscita a formare una giunta. E’ curioso che l’accusa di “ingannare” l’elettorato venga da gente di questo tipo.

 

Il ricorso al Tar Lazio è dunque contro il Decreto del Presidente della Repubblica con cui, indicendo il referendum per il prossimo 4 dicembre, “è stato tra l’altro stabilito il quesito che dovrebbe comparire sulla scheda di votazione”. A presentarlo sono stati gli avvocati Enzo Palumbo e Giuseppe Bozzi (che attualmente difendono i ricorrenti messinesi dinanzi alla Consulta nel giudizio per l’incostituzionalità dell’Italicum), nella loro qualità di elettori e di esponenti del Comitato Liberali x il NO e del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, e i senatori Vito Claudio Crimi (M5S) e Loredana De Petris (Sinistra Italiana-SEL).

 

Secondo i ricorrenti il quesito predisposto dal Quirinale non tiene conto dell’art. 16 della legge 352-1970, secondo il quale, quando si tratti di revisione della Costituzione, il quesito referendario deve recare la specifica indicazione “degli articoli” revisionati e di ciò che essi “concernono”.

 

Non è curioso che tutti questi riformisti rivoluzionari siano contro ogni riforma perché non è la riforma che essi vogliono?

 

 

 

 

 

(5 ottobre 2016)

 

 

 

 

 

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