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Quelli che di cinema non si parla così e che “siete disonesti intellettualmente” e insulti vari

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Dopo un certo periodo di relativa calma ritornano a piombarci addosso gli insulti, segno inequivocabile che facciamo bene il nostro mestiere. Da chi arrivano gli insulti? Dai soliti italiani così impegnati ad insultare gli altri dai social network, a tacciarli di “disonestà intellettuale” (che l’hanno letto da qualche parte, ma non sanno profondamente cosa voglia dire), ad insegnare come e cosa va scritto in un articolo sugli Oscar, a correggere ogni virgola, punto e virgola ed interiezione, da non avere tempo sufficiente per farsi una vita.

 

E’ un male comune in tempi nei quali il primo santone che grida più forte degli altri è in grado di farsi votare da alcuni milioni di cittadini ai quali l’appartenenza ad una setta (nemmeno troppo vagamente) fascistoide, sembra importare molto di più della vita in un paese che funzioni e che offra opportunità. Qualsiasi idea, anche la più balzana, diventa un integralismo al quale aggrapparsi che si trasforma con la violenza che è propria delle teste che conoscono due cose due e pensano di possedere, grazie a quelle due cose due, il controllo dello scibile umano, e che solo quelle teste – opportunamente telecomandate – sanno scatenare.

 

Il controllo è la parola magica che tanto all’Italiano incolto che passa la sua giornata in una videochat qualsiasi, presentandosi con fenomenologie lessicali come “Oh sonno”, “Sono ha casa”, “Mi oh appena alzato” e via di questo passo: perché è l’unica cosa alla quale ritiene di poter aspirare. Controllo quindi sono. Perdo il controllo? Insulto, perché con l’insulto posso illudermi di essere qualcuno e più l’insulto è feroce, forte abbastanza da rompere il cerchio di una dialettica che l’incolto nostro protagonista non potrebbe sostenere, più egli diventerà forte, inorgoglito dalla protervia dell’anonimato, della distanza e, in ultima analisi, dell’ignoranza. Se non andassero a votare, sappiamo ahimé come, non sarebbe un problema, ma gli stormi di ragazzini che passano il loro tempo davanti ad una videocam mezzi svestiti, per godere di alcune centinaia di like o cuoricini o fiorellini o cos’altro ancora, segno di apprezzamento in una società che è diventata incapace di comunicare, che sostituiscono le immagini a sì piacevole movimento pelvico, e che scrivono idiozie sgrammaticate e trasmettono concetti di una vacuità assoluta, come voteranno quando sarà il momento? Voteranno? Non lo faranno? Saranno preda del prossimo cialtrone che promette miracoli (dopo quest’ultimo, ce ne sarà un altro, ancora peggiore, perché la madre del dittatorucolo italico è sempre incinta)? Avranno le capacità per discriminare tra la realtà virtuale che è il tunnel che si sono arredati, o da quel tunnel usciranno in favore di una vita reale? Continueranno a sperare nel colpo di fortuna da videochat – improvvisa notorietà e ricchezza, autografi, paillettes e lustrini ed un lavoro da pizzaiolo sottopagato dopo pochi anni – o riusciranno a capire che senza un minimo sforzo ed una pur minima preparazione, avranno vissuto invano?

 

Ecco di tutto questi ci piacerebbe si occupassero, nel loro ambiente, anche ristretto, coloro che ci insultano per ciò che scriviamo sul nostro giornale, senza mai entrare nel merito e fermandosi ai titoli. Se lo facessero sarebbero fautori di una società dove creare valore diventa la cosa più naturale, invece di complici della creazione di una vita di mxxxa per loro stessi e per chi li circonda.

 

E se qualcuno si sente offeso dalla foto che accompagna questo articolo (qualora lo ritienate degno di essere chiamato tale) sappia che la sua perdita di tempo davanti uno schermo per inviare offese di vario genere non ha nulla di diverso da una stravaccata pennichella in sedi istituzionali che si considera un’offesa (soprattutto quando si finge di ignorare che certe sedute durano tutta una notte e che anche i parlamentari hanno bisogno di dormire). Ora insultateci.

 

 

 

 

 

 

(27 settembre 2016)

 

 

 

 

 

 

©gaiaitalia.com 2016 – diritti riservati, riproduzione vietata

 

 

 

 

 

 

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