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Troll e fanatici grillini inneggiano al D’Alema anti-Renzi: eccolo il nuovo rappresentato dal M5S

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foto: ANSA/ANGELO CARCONI
foto: ANSA/ANGELO CARCONI

di Daniele Santi

 

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A seguito dei deliranti interventi su è giù per l’urbe di Massimo D’Alema, il cui obiettivo politico principale è stato quello di mettere i bastoni tra le ruote ai segretari del suo partito (da Occhetto a Veltroni, da Fassino a Renzi), abbiamo assistito alle grida di giubilo dei troll grillini sguinzagliati sul web ad uso e consumo della politica anti-Renzi: evento che chiarisce definitivamente la volontà restauratrice – altro che riforme! altro che nuovo! – e strettamente sabotatrice delle politiche renziane che ispira il voto dei distruttori targati M5S. L’endorsement dell’incolto volgo grillino all’ex primo Ministro che fece le scarpe a Prodi bloccando un percorso riformista che avrebbe portato l’Italia a NON essere quella di oggi, in nome del protagonismo e di un accordo mai ottenuto con Berlusconi, quell’ex primo Ministro che ha fatto approvare a colpi di maggioranza la riforma dell’articolo V della Costituzione i cui disastri sono sotto gli occhi di tutti, sta lì e parla ad alta voce dell’incapacità, dell’ignoranza, del livore, dell’odio distruttivo dei fanatici del blog di Grillo e degli incapaci eletti in parlamento e sulle poltrone di primo cittadino di una trentina di città italiane che ancora maledicono il giorno in cui c’han creduto, alle balle del Sacro Blog.

 

D’Alema, da parte sua, ha offerto il triste spettacolo di un uomo la cui credibilità politica è ridotta al lumicino, che si riduce a cercare il consenso tra coloro che stanno con altri, dando fiato ad un populismo becero ed impossibile al grido del “Facciamo fallire Renzi” e di una possibile vaticinata nuova Bicamerale, perchè evidentemente il fallimento di quella che l’ha già visto protagonista non gli è bastato. Massimo D’Alema, non va dimenticato, ha perso tutte le elezioni alle quali ha partecipato e pur godendo di un grande consenso personale raramente, nel corso della sua troppo lunga carriera politica, ha messo quel consenso als ervizio del paese, strangolato dal suo stesso egocentrismo. Che ora la sua patetica sete di potere gli faccia ostacolare, ancora una volta, le riforme di questo paese racconta soltanto le tristezze italiane degli ultimi trent’anni delle quali D’Alema è stato, se non complice, sicuramente uno dei principali artefici.

 

Rimane la consolazione che se al referendum vinceranno i “Sì”, sarà anche grazie a D’Alema. In qualche modo gli si deve sempre riconoscere un merito.

 

 

 

 

 

(18 settembre 2016)

 

 

 

 

 

 

 

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