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Il Punto di Aurelio Mancuso: Il giornalismo “de sinistra” de La7 dà voce agli omofobi

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Aurelio Mancuso 00di Aurelio Mancuso  twitter@aureliomancuso

 

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La trasmissione di  In Onda di sabato 3 settembre  intitolata “Questo matrimonio (gay) s’ha da fare”, è stata costruita in modo che nessuna voce che realmente conosce la materia, non dico dell’associazionismo lgbt, ma semplicemente una persona di buon senso, potesse intervenire. Un minestrone di luoghi comuni, idee semi filosofiche, narrazioni stupefacenti, pronunciate dal solito Mario Adinolfi (di cui il rosario di avversione è stra conosciuto) da Luca Fontana (che ha sostenuto che l’omosessualità non esiste, ma ci sono solo gli atti omosessuali) e Luca Barbareschi (che continua con la sua battaglia contro le supposte lobby gay, ma in fondo è d’accordo con la legge sulle unioni civili). I due conduttori, Tommaso Labate e David Parenzo, hanno lasciato fare, con domande semi serie, sicuramente che non avevano alcuna intenzione di mettere in difficoltà gli ospiti. Cosa rimane della farsa andata In Onda? Il solito cattivo gusto condotto da giornalisti “de sinistra”, che in versione cafonal (strano nel caso specifico, visto che della materia se ne sono occupati negli anni) hanno buffoneggiato rispetto a un tema che riguarda milioni di persone, che come sempre sono offese, senza alcun diritto di replica. Rimane che due giornalisti come Parenzo e Labate, hanno forse pensato che i servizi che per fortuna interrompevano ogni tanto il disgustoso siparietto, fossero sufficienti per “raddrizzare” una serata di solita orribile italica traboccante omofobia. Nessuno dei due è sussultato quando Adinolfi ha affermato che i nostri amori sono “antropologicamente deviati”. Come sempre si immettono questioni come l’utero in affitto, o crimini come la pedofilia, che nulla c’entrano con le unioni civili, ma che certamente sono funzionali agli ospiti per sporcare le nostre vite. E i due giornalisti hanno lasciato fare, in qualche caso, sollecitato risposte ingiudicabili. Pietosa la trattazione di un altro tema come l’omosessualità e fede, con riferimenti storici, politici e religiosi di una sprofondante ignoranza. La trasmissione si è conclusa con parole in libertà e fasciste su gay pride, “checcaggine”, e le persone trans, descritte come “una sorta di mostro chirurgico” pronunciate da Fontana, in un silenzio tombale e qualche sorrisino. Cari Parenzo e Labate mi avete lasciato di stucco, procurato una rabbia profonda e non riparabile. Lo so che non proverete vergogna. A tutte e tutti noi, è consentito solamente archiviare questa vostra brutta pagina di giornalismo, non dimenticandocela.

 

 

 

 

 

 

(5 settembre 2016)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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