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L’improvvisa allergia allo streaming del M5S di Livorno. Sarà contagiosa?

Filippo Nogarin 03di Giancarlo Grassi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le disgrazie di Nogarin, il sindaco tutto in più pezzi di Livorno, la città dalla quale doveva partire la riscossa a 5Stelle, travolto – anche lui – dalla questione rifiuti ed altre piccolezze, non ultima quella di non riuscire a governare (per colpa di Renzi, of course), ricadono sullo streaming e sulle porte aperte nei consigli comunali. Lo streaming è stato il cavallo di Battaglia che permise a Roberta Lombardi di sentirsi una star del cinema per averne dette due a Pierluigi Bersani subito dopo le elezioni vinte, ma anche perse, da Pd e M5S, pare non essere più così benvenuto in casa 5Stelle. Sarà che invecchiano, sarà che fanno una cosa delle mille che gridano, sarà che l’impopolarità dà alla testa proprio come il successo. Sarà l’invidia della gente. Sarà l’avviso di garanzia tra capo e collo (che però per Travaglio non conta niente). Sarà che. Le porte aperte non sono un problema. Si possono chiudere. Con nuovi regolamenti ed eventuale silenzio assenso.

 

Nogarin ha fatto in modo, per non sapere né leggere né scrivere (che non è un’offesa, è un modo di dire), che sia messo un tetto al numero massimo di livornesi che possono accedere alle sedute del Consiglio Comunale con tanto di consegna di documento all’ingresso, pass di riconoscimento e pure registrazione. Non si sa mai che le umanissime parole di Di Battista sui terroristi dell’Isis non sortiscano inaspettati effetti. Delle nuove procedure parla il quotidiano Il Tirreno, il cui articolo fa imbestialire Nogarin, che sempre più vive sull’orlo di una crisi di nervi. Nogarin ha infatti scritto su Facebook: “Cento per cento balle”, riferendosi all’articolo del Tirreno in cui si raccontava che Livorno è l’unica città della Toscana a chiudere le porte del municipio ai cittadini. «In più della metà dei Comuni della Toscana si può entrare solo se si ha un appuntamento con qualcuno o se si lascia in portineria un documento», ha aggiunto il sindaco fornendo anche la lista: «Da Arezzo a Pisa, da Pistoia a Siena, passando per Prato e, da lunedì prossimo, Livorno». Poi ha vaneggiato di streaming.

Quei ragazzacci de Il Tirreno, invece, dicono di essersi documentati e scrivono: “In nessuno degli altri nove comuni capoluogo della Toscana c’è un filtraggio per “partecipare” alle sedute del consiglio comunale, né sono previste la richiesta di un documento, la registrazione del nome e la consegna di un pass come invece accadrà a Livorno. Neanche ad Arezzo, dove invece vige la regola del lasciapassare per accedere agli uffici. Nella città dell’oro e del Vasari, la questione è messa nero su bianco in un apposito disciplinare: “L’accesso del pubblico alla sala del consiglio comunale per la partecipazione alle sedute del consiglio è consentito senza necessità di riconoscimento personale, ma solo con la semplice richiesta”.«Significa che quando uno vuole andare ad assistere al consiglio, lo dice all’usciere e sale le scale, senza dover dare documenti o prendere pass», spiegano dal Comune”.

 

Insomma se l’operazione coherentia et honestate vacilla sotto i colpi di Muraro e le ingenuità di Virginia Raggi, l’operazione perspicuum (trasparenza) è già naufragata. Loro, i Cittadini sedicenti a 5Stelle, la spacciavano come un valore. Così, per avere un’idea di ciò che significa per loro la parola “valore”: epurazioni, licenziamenti dei dirigenti non allineati, accuse di falsità a destra a manca. Proprio un gran culo. Nel senso di fortuna.

 

 

 

 

 

 

(8 agosto 2016)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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