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I buffoni populisti che tengono in ostaggio l’Europa

Beppe Grillo 22 Farage Ukipdi Il Capo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mentre i giornalisti italiani credevano ad inestistenti exit-poll (che non ci sono stati), basandosi su un ultimo sondaggio che dava il “remain” al 52%, e costruivano stupefacenti trasmissioni televisive e radiofoniche basate su risultati che sarebbero stati tali soltanto da stamattina alle 8.00 (bastava leggere i quotidiani britannici per saperlo), le cose nel Regno Unito andavano  naturalmente in modo differente e l’uscita della Gran Bretagna, voluta da Inghilterra e Galles, con Scozia ed Irlanda del Nord a favore dell’UE, traghettata da uno dei tanti pericolosi buffoni che popolano lo scenario politico europeo, diventava realtà. Quel buffone ingiustamente considerato innocuo da David Cameron, alla cecità politica del quale si deve questo bel risultato, è il populista omofobo, razzista ed antieuropeo Nigel Farage, stretto alleato dell’altro guitto populista antieuropeo Beppe Grillo che nel silenzio che ha chiamato “passo di lato”, continua a tessere le sue spaventose tele. I buffoni populisti senza un programma politico che non sia il “No” a tutto l’esistente che riescono, parlando di nulla, ad interagire con il nulla dei loro elettori, sono numerosi in Europa: stanno in Austria, stanno in Danimarca, stanno in Svezia, stanno in Ungheria e Repubblica Ceca. E pure in Spagna. Sono ben mascherati, parlano di immigrati come di pericolosi assassini, parlano dell’UE come di un crogiuolo di pericolosi assassini, attingono alle ricette dei peggiori populismi sudamericani e li utilizzano nell’Europa che dai populismi credeva di essere immune indicando ovunque pericolosi assassini. Vendendo ricette salvifiche sul futuro della propria nazione in realtà stanno tagliando fuori dal futuro coloro che oggi sono adolescenti e che, preparati ad una vita all’interno di macrostati come l’UE, da quei macrostati, da quelle federazioni, si trovano improvvisamente tagliati fuori dal populismo di chi li ha preceduti.

 

Nel nostro paesucolo di provincialotti che tutto ciò che vogliono è un titolo del quale fregiarsi in pubblico, abbiamo diversi esempi di populismi all’opera: da quello di Beppe Grillo, a quello neofascista e stantìo di Salvini (meno pericoloso del Grillo sparlante, perché non nasconde le sue vere intenzioni) a quello di commentatori radiofonici spesso invitati in tivù come Oscar Giannino, un altro tutto coherentia et honestate. Ricorderete che dovette dimettersi da capo del suo movimento politico a causa di lauree in Economia ed in Giurisprudenza (che non ha), ed un master a Chicago (mai conseguito) che lo travolsero quando si presentò alle elezioni. Un suicidio politico: la sua lista veniva data attorno al 4%, segno che il nulla esercita sempre una grande attrazione sul nulla.

 

I populisti hanno in comune la capacità di essere “personaggi”: ognuno di loro ha la sua peculiarità. Le sbruffonate di Grillo, quelle di Farage, il dandismo di Giannino, il fascino pericoloso dell’austriaco Norbert Höfer, il perbenismo anti-immigrati del danese Lars Lokke Rasmussen, esercitano sulle masse europee un fascino diabolico testimoniando, più che la loro abilità come politici, la tendenza dell’elettore europeo a farsi abbindolare dal ciarlatanismo che fa leva sul pericoloso conservatorismo degli abitanti del Vecchio (vecchissimo, ahinoi) Continente. Sono vittime dell’Europa-centrismo, poco disponibili alle evoluzioni che saranno assolutamente necessarie, loro malgrado. Incolpano Bruxelles. Che ha tante responsabilità.

 

Da numerosi leader europei giunge oggi un richiamo ad una profonda riforma dell’UE, ad una profonda riflessione e ridiscussione delle sue strategie politiche ed economiche, oltre che del suo rapporto con i 500 milioni di cittadini (440, dopo la Brexit) che la abitano. E’ il momento nel quale agli inviti devono seguire fatti certi, e riforme profonde, perché non c’è più tempo. Per come la vediamo noi, che siamo notoriamente un’accozzaglia di cialtroni, il populismo europeo ha già perso e sarà proprio l’apparente vittoria odierna del ridicolo Farage a testimoniare l’inutilità, nei tempi lunghi, delle politiche populiste.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(24 giugno 2016)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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