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#Visioni di Mila Mercadante: il Dalai Lama e l’immigrazione. E la Grande Illusione

foto: REUTERS/Antonio Parrinello

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di Mila Mercadante  twitter@Mila56170236

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Dalai Lama, che è l’emblema della vocazione umanitaria, dell’apertura agli altri, del pacifismo, dell’armonìa, sulla questione migranti ha mostrato preoccupazione e ha dichiarato che aiutare chi soffre è un dovere, ma i milioni di stranieri che si riversano in Europa dovrebbero essere messi in condizioni di poter ritornare a casa loro. Questo è un invito esplicito all’occidente perché fermi le guerre, perché s’impegni a costruire una forma migliore di società e di distribuzione delle ricchezze. Qualcuno ritiene che ciò sia verosimile? Non è verosimile, e lo sospetta anche il Dalai Lama, visto che non esistono progetti e programmi per creare le condizioni a cui accenna. Dunque? Dunque in Europa si stanno prendendo decisioni antidemocratiche, falsamente umanitarie, razziste e violente sulla pelle dei disperati e anche sulla nostra. I numeri per ora non fanno troppa impressione in un continente con oltre 400 milioni di abitanti, ma se si ragiona in prospettiva cambia tutto: è stato più volte annunciato che le migrazioni dureranno almeno un decennio, probabilmente di più. La scusa per razionalizzare un problema sfuggito di mano a tutti è che noi europei siamo vecchi e non facciamo più figli, ma è una scusa che non funziona: innanzitutto piuttosto che favorire le nascite con politiche adeguate si fa il contrario immiserendo le esistenze di milioni di cittadini europei, poi si importa forza lavoro attuando scientemente provvedimenti che accrescono le percentuali annue di morti.

L’afflusso maggiore di stranieri riguarda la Grecia e l’Italia, non solo per la posizione geografica bensì a causa delle decisioni assunte dal nord Europa e dalla Commissione europea. Schengen traballa di continuo, Hollande ha già mostrato a Ventimiglia e a Calais quali siano i suoi intenti, la porta del Brennero si può sbarrare da un momento all’altro, Svezia e Danimarca abdicano alla loro tradizionale disposizione all’inclusione perché sopraffatte dalla crisi, in Gran Bretagna in tanti vorrebbero la Brexit soprattutto per non dover accogliere altri stranieri. E’ recentissima la proposta del ministro degli esteri austriaco di istituire un paio di Ellis Island – a Lampedusa e a Lesbo – ove internare i migranti. In Austria ora governano i verdi, ma a quanto pare è come se le elezioni le avesse vinte l’ultradestra. Non importa che l’idea del ministro sia stata criticata, quel che importa è che Grecia e Italia lassù sono considerate i paria a cui destinare la gestione di altri paria.

Cosa dobbiamo aspettarci per il futuro? Impoverimento delle risorse, emigrazione dei nostri ragazzi più preparati, livellamento verso il basso della qualità del lavoro, della produzione, delle competenze, dei salari, nonché un aumento abnorme di individui privi di assistenza sociale e di tutele. I ceti più bassi sono direttamente coinvolti nel cambiamento radicale che si sta verificando nel continente: sono loro a occupare quei territori ai margini delle città in cui mancano istruzione, sicurezza, occupazione e legalità ed è perlopiù lì che i migranti vengono collocati. In tali condizioni l’impatto non può che essere traumatico. Gli stranieri fortunati e realmente inseriti sono e saranno sempre pochi mentre i più vengono internati negli hot spot per mesi e mesi prima di essere espulsi. Chi scappa resta sul territorio da irregolare e finisce per delinquere o per diventare uno schiavo. Uno schiavo moderno. 

L’Italia conta circa 300mila schiavi, preceduta in Europa solo dalla Polonia. Anche la Turchia ci precede. I settori ai quali gli schiavi sono destinati riguardano l’edilizia, i lavori manuali, l’industria e l’agricoltura. Funzionano bene anche le tratte per l’espianto di organi e il mercato del sesso.Una direttiva UE del 2011 tratta il tema della prevenzione e repressione della riduzione in schiavitù – reato punibile con la reclusione da 8 a 20 anni – ma essa non viene affatto rispettata.  Un esempio? Gli accordi tra UE e Turchia sulla gestione dei flussi alla “si salvi chi può” devono assicurare il blocco degli arrivi via mare ma riguardo alla tutela dei minori e degli adulti che vengono trattenuti sul territorio turco non vi sono garanzie di sorta. Evidentemente per i governanti europei vale la massima “occhio non vede, cuore non duole”.

La vulnerabilità crescente impedisce alla società civile di inquadrare chiaramente cos’è che la rende tanto misera e incattivita. Chi ha paura torna al nazionalismo, che ai tempi del cosiddetto “sogno” di Ventotene era uno dei mali che l’Europa unita avrebbe dovuto combattere. Chi ha paura torna al razzismo, un altro mostro del passato. Chi ha paura torna alla cultura della guerra, delle armi. A questo è servita la UE, a farci tornare indietro per ripescare il peggio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(8 giugno 2016)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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