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“Giustappunto!” di Vittorio Lussana: “Degli emeriti ‘stronzi'”

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Vittorio Lussana 02di Vittorio Lussana  twitter@vittoriolussana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gli elogi sperticati di questi giorni nei riguardi di Claudio Ranieri, l’allenatore di calcio ‘testaccino’ che ha vinto la ‘Premier League’ inglese con una ‘squadretta’ paragonabile al nostro Frosinone, sono da considerare a dir poco nauseabondi. Ranieri è sempre stato un ottimo responsabile tecnico, che ha regolarmente assicurato solidità ed equilibrio alle squadre da lui allenate, sempre ben disposte in campo: sono i nostri presidenti di calcio a non aver mai compreso un’emerita ‘sega’ su di lui, condizionandone la carriera e costringendolo a fuggire all’estero. L’incapacità di cogliere gli elementi di mediocrità dell’attuale società italiana rappresenta, ormai, un dato raccapricciante. Pur da oriundo ‘orobico’, sin da bambino ho potuto conoscere la ‘romanità’ espressa da persone come Claudio Ranieri: essi rappresentano una categoria di ‘capitolini’ che, purtroppo, non s’incontrano più. Perché il vero problema della Roma di oggi è che la sua popolazione risulta assai più vicina all’anarchia di Napoli – città che con la vicenda di Caivano di questi giorni sta pienamente dimostrando di avere ormai raggiunto il vuoto più assoluto di criteri etici, morali e comportamentali – rispetto all’arguta intelligenza dei fiorentini, alla quale, sino ai primi anni ’90 del secolo scorso, i romani sembravano avvicinarsi e assomigliare. Il ‘trionfo britannico’ di Claudio Ranieri, in realtà dimostra come siamo noi italiani a fare una gran confusione, sino al punto da non riuscire più a ‘inquadrare’ certe ‘tipologie’ di persone. Fino a pochi giorni fa, Ranieri veniva considerato un buon allenatore, ‘perfetto’ per ‘salvare’ una squadra di calcio ‘blasonata’ da una dolorosa retrocessione in serie ‘B’, ma non un ‘vincente’, come si suol dire nel calcio di oggi attraverso un falso ‘americanismo’. Invece, vincenti o perdenti, le squadre allenate da Claudio Ranieri si sono sempre dimostrate tatticamente ‘ostiche’: era il ‘materiale umano’ che gli veniva fornito da nostri presidenti di club – altra ‘categoria’ di ‘ricchi scemi’ che bisognerebbe prendere a pedate nel ‘fondoschiena’ per tutta la via Cristoforo Colombo, pontile di Ostia compreso – a risultare male assortito. Qualcosa del genere accadde, in passato, anche a Enzo Bearzot: un friulano ‘spigoloso’ a cui capitò l’assurdo paradosso di riuscire a vincere un campionato del mondo mettendosi ‘contro’ la monumentale cretineria dell’intero popolo italiano. La vittoria del Leicester City nel campionato inglese dimostra, una volta di più, quanto noi italiani facciamo, ormai, letteralmente ‘schifo’. Non che prima fossimo meglio, per carità: da gente che ha inventato il fascismo, ispirato il nazismo e con lo scheletro di un antisemitismo cattolico plurisecolare nascosto dentro all’armadio, non ci si può certo attendere equilibrio, sobrietà e obiettività. Tuttavia, pur nella nostra pur assurda società, fino a qualche decennio fa riuscivano a emergere alcuni ‘personaggi’ talmente eccezionali da riuscire a riequilibrare la nostra mediocrità collettiva: Enzo Bearzot e Sandro Pertini rappresentavano una categoria ‘identitaria’ di italiano che, purtroppo, stava andando estinguendosi e tutti noi, di questo , non ce ne siamo minimamente accorti. Ogni tanto, s’incontrano alcune persone che noi italiani dovremmo ‘trattare’, sempre, con un certo grado di attenzione, rispetto e urbanità, anche quando, pur svolgendo bene il loro mestiere, questi non riescono a vincere, magari per pura sfortuna o altre misteriose condizioni di ‘contesto’. Invece, si ha tanto l’impressione che una simile ‘via di mezzo’ proprio non si riesca più a calcolarla, come criterio di valutazione antropologica e umana. Per dirla con le parole dell’indimenticabile Edmondo Berselli: “Siamo diventati degli emeriti stronzi”. Ed è per questo motivo che la bellissima città di Roma si ritrova ad annaspare in una crisi morale profondissima: perché persone come Claudio Ranieri non sappiamo più riconoscerle, avendo totalmente dimenticato come vi fu un tempo in cui i romani ‘veri’, quelli umili, concreti, simpatici e con la ‘testa dura’, erano fatti esattamente così.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(4 maggio 2016)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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