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Uganda, l’accusa di sodomia ad un ex allenatore di calcio era una balla. Scarcerato

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Testo:

Chris Mubiru 00di Paolo M. Minciotti

 

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Ricorderete la squallida vicenda dell’ex allenatore di calcio condannato a dieci anni per sodomia in quel Principato della Tolleranza che è l’Uganda, nonostante non ci fossero prove, nonostante la presunta vittima avesse aspettato anni a denunciare la presunta violenza subita, nonostante avesse affermato di essere stato drogato, nonostante tutto ciò che era stato inventato dall’orribile stampa attorno al caso?

 

Ebbene, non era vero nulla. E l’uomo è stato rilasciato qualche giorno fa dopo quasi un anni nelle carceri ugandesi, condannato a dieci anni senza colpa e dopo che la sua vita di essere umano è stata devastata dagli schifosi chiacchiericci che i giornalacci del paese hanno pubblicato.

 

Il calvario di Chris Mubiru si riassume in queste righe tratte dall’articolo che il nostro quotidiano ha pubblicato l’8 settembre del 2015, l’uomo è stato dichiarato colpevole di “sodomia non-consensuale” e di avere “conoscenza carnale della sua vittima” da una corte della capitale Kampala secondo la quale l’evidenza dell’avvenuta sodomia non consensuale sarebbe da riscontrarsi in pastiglie contro il dolore e crema per la pelle: le prime usate per alleviare il dolore provocato dai rapporti anali e la seconda per facilitare la penetrazione. Evidenze schientifiche [sic] che il magistrato Flavia Nabazoka ha considerato elementi di colpevolezza “oltre ogni ragionevole dubbio”. L’uomo è stato accusato di violenza sessuale da un giovane che avrebbe avuto rapporti sessuali non consensuali con lui nel 2009. Sarebbero poi stati esperti di laboratorio [sic] a dichiarare che la “crema per la pelle rinvenuta nella casa dell’accusato sono usate dagli omosessuali per facilitare la penetrazione anale” e che le pastiglie di antidolorifico “servono ad alleviare il dolore provocato dalla sodomia”.

 

Era tutta una balla. La Corte Suprema di Kampala ha ribaltato il verdetto ed ha rilasciato immediatamente Chris Mubiru perché la vittima non avrebbe dovuto aspettare fino al 2013 per denunciare la violenza, se violenza c’è stata, e perché non esistono prove mediche sufficenti e nessun’altra prova evidente che dimostrino l’avvenuta violenza. L’accusato si era sempre dichiarato innocente.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(21 aprile 2016)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

©gaiaitalia.com 2016 – diritti riservati, riproduzione vietata

 

 

 

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