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#Visioni di Mila Mercadante: Vespa, Riina, la doppia morale ed il finto polically correct

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Rosy Bindi 04di Mila Mercadante  twitter@Mila56170236

 

 

 

 

 

 

 

E’ la solita storia della doppia morale e del politically correct, un mostricciattolo che ha distrutto l’ossatura etica e ideologica delle coscienze sostituendola con una serie di regolette diplomatiche che prese nella loro concretezza risultano essere di incommensurabile ipocrisia. In un paese che cincischia pure davanti alla tortura e non riesce neanche a prendere una posizione dura e chiara contro uno Stato fascista come l’Egitto che gli ha massacrato un figlio promettente e onesto, in un paese che non ha mai fatto luce su intere pagine della sua storia, in un paese in cui non si fanno grossi affari senza il supporto delle mafie e dei faccendieri, in un paese in cui il premier si chiuse in una stanza con un condannato e con un indagato (oggi anche lui condannato) per riformare la nostra bellissima Costituzione, in un paese in cui la politica e la mafia stringono da sempre rapporti ricattatori e alleanze e connivenze inenarrabili, in questo paese si grida allo scandalo se Bruno Vespa invita nel suo salotto il figlio di Riina. Fa ridere questo irrefrenabile disappunto da parte delle istituzioni: non hanno il senso della misura. Fanno ridere i cittadini comuni che affermano di non voler pagare il canone Rai a causa di quel mafioso seduto in poltrona: essi si turbano di fronte a un giovane aberrato e marchiato da un cognome ripugnante – dunque di fronte a un personaggio totalmente innocuo – e non fanno una piega durante i restanti 364 giorni all’anno di televisione asservita, di informazione menzognera e sguaiata, di dibattiti-farsa tra un servo e l’altro del medesimo potere.

 

Nella narrazione realistica ma non reale della mafia il figlio del mostro, il guappo di cartone invitato da Vespa occupa lo stesso ruolo dell’orco delle favole: tutti i bambini lo individuano a colpo sicuro come emblema del male. Vespa non ha fatto nulla di disdicevole, nulla che ci possa degradare di più, nulla che possa offendere più di quanto non sia stato già fatto i parenti di tutti i morti per mano di Riina padre, nulla che comprometta il suo solito ruolo, nulla di eclatante che serva a disvelare verità scottanti e spiegare fatti. Si tratta di un giornalista codificato che ha un suo potere ben definito e che non ha mai agito in contrapposizione col proprio ruolo, il ruolo che spetta a coloro che si identificano con le istituzioni e che con esse condividono responsabilità, privilegi e pene. La pena che Vespa sconta è la stessa del governante di turno, da sempre: subire sorridendo una perenne criticità da parte di una grossa fetta di pubblico che non lo segue e non lo ama, una costante ironia contro la sua figura. Vespa è un bersaglio inamovibile, abituato a ricevere colpi e a rimanere al suo posto fino alla fine, qualunque cosa accada, proprio come i nostri rappresentanti nel Palazzo.

 

Se quell’intervista al figlio di Riina l’avesse fatta un altro giornalista possiamo star certi che i cittadini non si sarebbero schierati tutti dalla parte dei politici scandalizzati, anzi: avrebbero pronunciato il loro voto a favore, avrebbero dichiarato che la loro maturità e la loro capacità di giudizio non deve essere mai sottovalutata. Ci potete scommettere. Quando l’Italia non era ancora giunta agli ultimi gradini dello sfacelo morale e culturale, un signore come Enzo Biagi intervistava Buscetta, e il paese reggeva benissimo. Oggi evidentemente la materia di cui siamo fatti – nessuno escluso – è la stessa con cui è fatto il figlio di Riina: cartone. Un soffio e va tutto giù per terra, come ha sottolineato – ma tu guarda – lo stesso Vespa durante la trasmissione incriminata.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(7 aprile 2016)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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