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Ravanelli, supermercati e “gli Internet”: Renato Zero pontifica come una casalinga sfatta

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Renato Zero all'Ariston (foto Giornalettismo.com)
Renato Zero all’Ariston (foto Giornalettismo.com)

di Il Capo

 

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La performance più agghiacciante del Festival viene da Renato Zero, icona spompata della musica italiana, uno di quei personaggi che provoca isterismi di massa, che viene considerato un semidio, e che se hai il coraggio di contestarlo peste ti colga, perché l’italiota ha sempre bisogno di un idolo. Agghiaccinte musicalmente parlando la sua apparizione, stonature, stecche e un sicuro mal di gola perché lui canta normalmente benissimo, e poi il consueto suo distinguersi per la retorica vuota, egotica, invelenita, inutile, con l’aria del filosofo che ha capito tutto mentre dice di non avere capito nulla con il suo bla bla bla incolto, insulso, basta stia zitto, per favore.

 

“Anche io faccio la spesa”, si racconta come una poveraccia che finalmente può vedere il mondo dopo una vita in casa, tira ancora in ballo Fonopoli come se non facesse meglio a stare zitto, si racconta e dice di sé mentre ringrazia gli altri, poi canta una nuova canzone, dal nuovo album che uscirà l’8 marzo del quale si poteva anche fare a meno. Arroganza mista a populismo da schermo televisivo rendono insulsa la sua apparizione, insopportabile, terribilmente lunga, ma utile al festival. E anche a lui. Si rivolge ai giovani perché stiano attenti a “tutti quegli Internet”… Perché lui vale.

 

E così alla faccia di casalinghe, supermercati, ravanelli e  de “gli Internet”, presenta il suo nuovo album e si fa qualche migliaio di euro in diritti d’autore. Bontà sua. La sua solfa buonista poteva anche risparmiarcela, ne avremmo anche fatto a meno…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(13 febbraio 2016)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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