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#Visioni di Mila Mercadante: il giullare istituzionalizzato, il terrorista e il labirinto delle angosce

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Terrorismo Allertadi Mila Mercadante  twitter@mila56102367

 

 

 

 

 

 

 

Dopo gli attentati di Parigi non è un caso che l’Europa abbia scelto proprio la città sede delle istituzioni europee per elevare all’ennesima potenza gli effetti speciali della paura e della “caccia all’uomo”. Se Parigi è il simbolo dei valori democratici, Bruxelles è – o meglio deve sembrare – il centro politico e giuridico della coesione, della pace. Vogliamo perderli, i nostri beni? Certo che no, ed è così che il film che ci fanno vedere assume una funzione pedagogica: le forze misteriose del male si sono rifugiate proprio a Bruxelles, vogliono toglierci tutto, i governi e le polizie vigilano e proteggono ma malgrado tutti gli sforzi quelle truppe distruttive purtroppo sono imprendibili, ahinoi, pronte a colpire all’improvviso, sempre in agguato da qualche parte. Signore e signori: annichilite!

 

Il dettato? Provocare ansia e promettere sicurezza, inventare sceneggiature, mentire spudoratamente, creare caos, sottrarre all’individuo la sua identità e sostituirla con il ruolo. Lo scopo? Il conformismo e poi la tensione, l’angoscia, le quali generano un desiderio di oblìo che si scarica a livello sociale in tre modi: in farmacia si acquistano i tranquillanti, al centro commerciale si fa shopping e al seggio elettorale si va per rispettare l’imperativo categorico della sicurezza, affidandosi all’attore sulla scena che appare come il più forte e il più deciso.

 

Dal labirinto non si esce. Anche dal labirinto delle parole. Come devo chiamare quella cosa che ci trattiene tutti? Fascismo morbido, dittatura soft, ordoliberismo, neoliberismo, finanzcapitalismo, mercato? Non lo so, fate voi, fatto sta che esso – comunque si decida di chiamarlo – ha svalorizzato gli uomini e sopravvalutato le cose, proprio come diceva un certo Marx due secoli fa, e ha creato una sorta di manicomio a cielo aperto, che più è visibile e brutto e più rafforza il sistema. Non c’è neanche da tentare lo smascheramento di complotti: è tutto disvelato, tutto chiaro. Sotto i nostri occhi è stato costruito un ponte – neanche tanto lungo – che collega la società delle regole alla società della repressione e del controllo. Quel ponte lo stiamo attraversando oppure siamo già passati dall’altra parte? Non si può rispondere a questa domanda perché il controllo è così esteso e articolato che ormai lo abbiamo interiorizzato: noi siamo diventati il corpo stesso del controllo.

 

Come vengono usate le parole dai media? Dividendo innanzitutto la realtà in tanti settori, e affidando ogni settore a una élite di esperti che dispensa i pareri mentre la massa li ingoia senza avere diritto di replica. Non c’è alcun divieto esplicito, anzi!, si offre alle masse un bel ventaglio di opportunità per sfogarsi a mezzo tastiera, ma se e quando dalla tastiera si passa alla piazza il gioco si fa durissimo. Del resto l’informazione martellante forma un blocco unico e granitico. Essa insiste ossessivamente sui fatti eclatanti o sui fatti che decide debbano essere eclatanti e poi lentamente ogni volta fa finire tutto con una dissolvenza, come si fa a cinema. Si suscita interesse, si persevera, si provoca l’assuefazione e infine la noia, la stanchezza. Il tutto condito da una visione faziosa della realtà: i fatti si trasformano in punti di vista, il comizio elettorale tracimato dal suo ambito diventa la forma primaria di comunicazione su qualsiasi argomento.

 

Anche la trasgressione è regolamentata, l’hanno messa a regime. Pensiamo per esempio alla satira: che fine ha fatto? Se non è rozza e finanche violenta come quella di Charlie Hebdo, ripiega inesorabilmente e si arena nello stagno della sagacia istituzionalizzata (in Italia c’è Crozza). Nell’uno e nell’altro caso si ridicolizza ogni tipo di potere, ma ci si riferisce solo a cause, idee o atteggiamenti specifici senza mettere mai in discussione l’adeguatezza del sistema in sé né i suoi strumenti. La satira smette di essere satira nel momento in cui perde la possibilità e la capacità di criticare la COSA stessa. La funzione del giullare contemporaneo è tranquillizzante e riafferma il potere muovendosi su un terreno che non è affatto anti-istituzionale. Chi è veramente “anti” gode di una visibilità minima e abita nel territorio dei paria, il confino dei tempi nostri.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(27 novembre 2015)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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