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Perché manifestare contro l’Iran? Perché le ingiustizie vanno combattute…

Iran Pena di Morte Grudi Gaiaitalia.com

 

 

 

 

 

 

Avere aderito alla manifestazione di Roma del 14 novembre in occasione dell’arrivo di Rouhani in Italia, per noi non è stato affatto casuale. Non per le scelte editoriali che ci caratterizzano e che possono piacere o no, ma per quelle umane che stanno alla base. Per noi, per ciò che pensiamo, per come abbiamo deciso di vivere, non opporsi al male è esserne complici.

 

Manifestare contro la Teocrazia di Tehran non è un esercizio di stile. E’ una scelta precisa. Culturale e politica. Perché l’Iran in quanto stato sta devastando la sua gente; umilia il suo popolo, lo perseguita, gli toglie l’ossigeno, la cultura, la libertà di pensare, di fare l’amore, di vestirsi, di mangiare, di esprimersi, di creare, fare ed avere. Di essere. Gli toglie la vita in vita. Non opporsi, pacificamente e con la forza delle idee, ad una barbarie così profonda, ad una così sfrontata dimostrazione di disprezzo nei confronti della vita umana in nome di un dio al quale i cittadini devono sottostare, dio dettato da uomini al potere, è un esercizio che va condannato al di là di ogni credenza religiosa, di ogni ateismo, di ogni fede politica.

 

Va ricordato che nel fazzoletto di terra che è il mondo moderno, quello che attraverso Internet diventa piccolo come un villaggio di 5mila anime dove tutti si conoscono e dove le scelte di uno influiscono inevitabilmente sui destini di tutti, lottare per la sicurezza del proprio quartiere significa lottare per la sicurezza di tutta la città. Non esisterà mai la vera pace finché un cittadino sconosciuto in qualsiasi sperduto angolo del globo rischierà la vita perché chiede libertà basilari come quella di esprimersi. La mancanza di libertà di quell’uomo può estendersi a tutti gli altri.

 

I cialtroni che gridano contro l’Europa si studino i regimi dittatoriali dei paesi che l’Europa circondano e si renderanno conto, qualora ne abbiano voglia, che questa imperfetta Unione Europea dove settant’anni fa sono stati ammazzati sette milioni di persone per la follia di un pazzo e di chi quel pazzo ha seguito, in nome di una pulizia etnica che ancora non si spiega, la lezione l’ha capita. Almeno un po’. E le libertà di cui noi godiamoin Europa, compresa quella di dire che l’Europa è una merda, l’80% del mondo attorno a noi nemmeno può sognarsele.

 

Cercare di comprendere profondamente il mondo intorno a noi, perché non è più tempo di superficialità da social, nonostante tutti sembrino fare tutto il possibile per dimenticarsene, farlo come privati cittadini, senza pretendere che i politici lo facciano per noi salvo poi insultarli dopo averli votati perché non fanno mai ciò che vorremmo, sarebbe cosa buona soprattutto per coloro che pensano che lottare per la libertà sia scrivere insulti contro chi non la pensa come loro su un social network qualsiasi.

 

Sarebbe bene sapere che togliendo la libertà agli altri la togliamo a noi stessi. Togliendo il rispetto agli altri, lo togliamo a noi stessi.

 

Speriamo di vedervi numerosi il 14 novembre a Roma.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(12 novembre 2015)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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