
ANSA/MASSIMO PERCOSSI
di Il Capo
Albergo di Miramare chiuso dal Comune per gravi carenze di sicurezza. Il controllo successivo ad un’operazione di contrasto allo spaccio della Polizia locale
Nel pomeriggio di mercoledì scorso gli agenti in borghese della squadra di polizia giudiziaria della Polizia locale di... →
Arroganti coi deboli e proni al potere: è l’essenza dei preti di Roma (non vi scandalizzate, non si giudica la loro natura di essere umano, ma il loro operato di ministri di una Chiesa che pratica l’uguaglianza sulla base di potere e conti in banca), Roma intesa come Vaticano, che non ci pensano due volte a portare in chiesa la bara di un mafioso, mica uno qualsiasi, ma uno che si chiamava Vittorio Casamonica, esponente di punta dell’omonimo clan romano.
“Le istituzioni non sono nostre”, lezione di stile di Silvia Salis alle destre di governo e di divisione
La Sindaca di Genova Silvia Salis non le ha mandate a dire dopo che per chissà quale ragione... →
Scrive Repubblica di una carrozza antica trainata da cavalli, di musica del “Padrino” ad accompagnare il feretro; di manifesti con la scritta “Re di Roma” insieme a un fotomontaggio raffigurante il Colosseo accanto alla Basilica di San Pietro e l’immagine dell’uomo vestito di bianco con un crocifisso. Poi di un altro manifesto dove c’era scritto: “Hai conquistato Roma, ora conquisterai il paradiso”; di una bara trasportata da una Rolls-Royce.
I funerali nella chiesa di Don Bosco, retta da un pretino che proprio “non poteva rifiutarsi di celebrare il funerale”. La stessa chiesa dove doveva venire celebrato il funerale di Piergiorgio Welby, affetto da distrofia muscolare, militante del Partito Radicale, morto nel 2006 con l’aiuto di un medico, per le esequie del quale il Cardinal Ruini, negò l’uso della chiesa, perché per la Chiesa di Roma ci sono cittadini di seria A e di serie B a seconda di come pensi il cardinale più potente del momento. I funerali vennero celebrati in forma laica sul piazzale antistante la chiesa di Don Bosco. Porte chiuse per la sofferenza umana, spalancate per la mafia: che la sofferenza umana la provoca.
L’atto di arroganza non è tanto del clan romano che ha celebrato il suo capo con sfarzo indecente, ma di una chiesa che rifiuta, con i suoi atti sporchi di sangue e macchiati d’ingiustizia, di distinguere il bene dal male assoluto. Ne abbiamo avuto un’ennesima prova ieri. Ora ricominceranno a scagliarsi contro coppie dello stesso sesso, divorziati e aborto, così da far dimenticare – in un ennesimo trionfo d’intolleranza medievale – che la loro giustizia non è affatto divina, come millantano, ma miseramente umana. Di quella misera umanità che sceglie di schierarsi con i potenti, gli arroganti, gli intolleranti.
Il restyling operato servendosi della figura di Bergoglio è servito proprio a poco e la foto ANSA che pubblichiamo sta lì a spiegare a quale gioco si sono prestate le gerarchie cattoliche della Capitale.
(21 agosto 2015)
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