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Il Punto di Aurelio Mancuso: Unioni Civili a rilento, anzi. Non vanno avanti

Aurelio Mancuso 05di Aurelio Mancuso  twitter@aureliomancuso

La legge sulle Unioni Civili non va avanti, questa è la realtà dei fatti. I giornali si scatenano riportando retroscena contradditori, ma la sostanza è che manca una definitiva volontà politica dell’attuale gruppo parlamentare e della segreteria dei democratici di rompere finalmente gli indugi superando l’ambiguità politica che non vuole escludere l’Ncd. Senza i voti di Alfano, ma con quelli di M5S, Sel, gruppo misto e altri la legge sarebbe agevolmente approvata, ma seguendo uno schema, che ha portato alla Camera l’approvazione di un provvedimento sull’omofobia pasticciato (non a caso scivolato nell’oblio al Senato) chi ha potere di decidere nel Pd, vuole ripercorrere una strada di confronto con il partner di governo che ha presentato migliaia di emendamenti per bloccare la discussione. Come sia possibile ancora credere che un partito che lascia libera mano a Giovanardi, voglia in fondo non ostacolare una riforma già arretrata e gracile, è un mistero, ma così si sta procedendo, al netto delle tante dichiarazioni di determinazione da parte di diversi esponenti del partito di maggioranza relativa. Se, come è probabile, le Unioni Civili non approderanno in aula entro la pausa estiva per essere approvate prima che i senatori si godano le vacanze, si può facilmente prevedere che a settembre si troveranno altre ragioni per farle rinviarle di mese in mese, fino a impantanarle nel nulla. Non nego che la relatrice Monica Cirinnà e altri dirigenti Pd stiano conducendo una dura battaglia per ottenere il risultato, il tema vero è che sono le riunioni riservate tra gruppi parlamentari ed esponenti del governo a menare le danze e che è inesistente è il sostegno dentro il partito, nella narrazione pubblica, nella promozione di iniziativa nella società. Aggiungere altro sarebbe persino superfluo. A questo punto, non ci rimane che attendere, con la concreta consapevolezza che il disastro è a portata di mano, che ciò che avvenne con il governo Prodi, possa ripetersi. Stanno trionfando il politicismo, l’arrogante auto sufficienza dei conciliabili tra senatori e deputati che esaltano l’illusione di essere gli unici interpreti del potere politico, della sapienza sociale, del dovere di ricercare improbabili geometrie di mediazione. Poi però nessuno si lamenti delle distanze che si produrranno, delle rigidità che la collettività lgbt giustamente esprimerà: ognuno ha il suo compito e, se la politica fallirà il proprio, non potrà che pagarne le conseguenze, ammesso che a qualcuno ancora interessi.

(13 luglio 2015)

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