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Spagna, le elezioni che dovevano distruggere il potere di Rajoy e del PP

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Mariano Rajoy 00di Giancarlo Grassi

 

Poteva andare peggio, e doveva andare meglio. Le elezioni amministrative che si sono tenute il 24 maggio in Spagna e che hanno coinvolto la stragrande maggioranza di comuni, province e regioni, hanno visto la caduta del dio della dittatura Mariano Rajoy, nostalgico franchista delle leggi liberticide e prono alla CEE (la CEI spagnola), che studia le leggi insieme all’orribile presidente della stessa Rouco Varuela, in inquisitore degno di Torquemada; Rajoy è caduto dicevamo, ma non abbastanza. Il PP al potere, al potere rimane, essendo ancora il primo partito di Spagna con il 27,03% dei voti (come si evince dalla tabella pubblicata dal quotidiano El País, che riprendiamo qui sotto con il link alla notizia in Castigliano), e vince in 7 delle 8 regioni al voto. I quotidiani Italiani che parlano di disfatta dicono un sacco di scemenze, come sempre fanno quando parlano di Spagna e cose spagnole.

 

Spagna Grafico Elezioni 2015

 

 

Se è vero che i partiti tradizionali perdono il 13% dei voti che si erano conquistati nel 2011, se è vero che Podemos e Ciudadanos le due piattaforme formate “dal basso” dai cittadini (è ed anche di quel “dal basso” dovremmo parlarne, chi scrive era lì quando nasceva il movimento politico “Equo” e partecipava alle loro riunioni, e non ha un gran ricordo né in termini organizzativi, né in termini di creatività politica) hanno vinto a Madrid e Barcellona, se è vero che i voti si sono spostati a sinistra, è altrettanto vero che per governare i nuovi [sic] politici al poter avranno bisogno dei voti del PSOE, che significa avere a che fare con uno dei due partiti istituzionali. Non va dimenticato che il sistema elettorale spagnolo consente di cambiare maggioranza con una semplice mozione di sfiducia.

 

La ripresa spagnola che non c’è e che serve solo ai ricchissimi – che sono votanti del PP e che basano le loro idee economiche sul mattone – ripercorre i disastri di Aznar che ha creato un’economia basata quasi esclusivamente sull’edilizia e che ha prodotto più case di qaunte se ne possano affittare, con la distruzione di magnifiche coste per incrementare il turismo e l’industria alberghiera che non risolvono il problema della disoccupazione del paese (altissima, ma per parlare di questo bisognerebbe anche parlare di un peculiare rapporto con l’idea del lavoro che è tipica dello spagnolo medio), darà il via ad ulteriori come se non fossero abbastanza, scandali di corruzione che negli ultimi anni hanno visto il PP protagonista senza che venisse fatta nel partito la pulizia necessaria.

 

Certo le sconfitte della corazzata Esperanza Aguirre a Madrid qualcosa vuol dire, così come quella di Convergencia i Union in Catalogna, ma non siamo sicuri che le maggioranze che si formano oggi possano cambiare profondamente il paese – perché prima bisogna cambiare gli Spagnoli -e che automaticamente ciò che è successo ieri alle elezioni amministrative si trasformi poi automaticamente nella distruzione del PP e del sistema di potere costituito dalla diarchia PP/PSOE (con Izquierad Unida terzo incomodo) alle politiche del 2016.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(25 maggio 2015)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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