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L’Occhio di Alessandro Paesano: prodromi di un immaginario collettivo liberato

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Unbroken 01di Alessandro Paesano twitter@Ale_Paesano

Parlando con un amico molto, ma molto più giovane di noi, ci confrontavamo sulle rispettive esperienze di liceali dichiarati.

Noi, che liceali lo eravamo più di 30 anni fa, rammaricavamo di essere l’unica persona omosessuale della scuola su una popolazione studentesca di 1200 tra alunni e alunne, ad avere fatto coming out.

Il nostro amico, che liceale è oggi (quest’anno prende la maturità) contava oltre se stesso un altro paio di ragazzi che avevano fatto coming out.

Commentavamo sardonici ma tristi che la visibilità delle persone lgbt cresce di una unità ogni 15 anni …e che di questo passo per avere una visibilità tale da poter smettere di preoccuparsi di doverlo dire dovremo aspettare altri 150 anni.

Manca un immaginario collettivo condiviso nel quale le persone non etero possano identificarsi e costruire la propria rete di relazioni interpersonali amorose e amicali in quanto persone non etero.

Non basta più (se mai è bastato) identificarsi nel modello consumistico del gay palestrato, l’unico prodotto che la (sotto)cultura gay di origini anglofone ha saputo diffondere, un gay sessualmente consumista, griffato e contro salutista (perché al corpo prestante e fisicamente allenato contrappone consumo di droghe alcool e un comportamento sessuale non consapevole e a rischio).

Bisogna costruire un immaginario collettivo condiviso che liberi tutti e tutte, non solamente le persone non etero, dai lacci del patriarcato che legge in ogni comportamento che deroga dal machismo un atteggiamento omosessualizzante.

Qualcosa sembra però star cambiando.

A un certo punto della lunga sequenza di Unbroken (Usa, 2014) di Angelina Jolie, nellaUnbroken 00 quale Louie, il protagonista, rimane su un canotto assieme a due commilitoni; Marc, uno dei tre, sta per morire.
Il film mostra un contatto fisico tra i tre giovani soldati (la testa di uno appoggiata sul petto dell’altro, le mani dell’altro perse in quelle del ragazzo morente), liberato dal patriarcato: quel gesto di intimità affettiva non è più percepibile come attestazione di omoerotismo, ma come affettività tra maschi che possono prendersi per mano e toccarsi senza implicare l’interdetto del sesso tra di loro.

Quel gesto non tradisce più debolezza affettiva l’affettività maschile diventa un valore che ha dignità di essere rappresentato.
E la possibilità omoerotica che poter emergere doveva esser detta e condotta dalla potenzialità alla concretezza adesso può rimanere in potenza perché non è più un tabù da rompere, una possibilità da mostrare e ostentare per infrangere l’interdetto ma una possibilità legittima che può rimanere in potenza tra le tante.

Il movimento di liberazione delle persone non etero contribuisce alla liberazione di ogni uomo e di ogni donna che possono esprimere liberamente i propri sentimenti umani (e donnani) senza necessariamente essere ingabbiati e ingabbiate in un comportamento prescritto e autoescludente.

Forse i tempi in cui non dovremo più preoccuparci di dirlo sono meno lontani di quanto non si creda.

Anche se in Italia per vedere un quarto studente fare coming out dovremo aspettare altri quindici anni!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(22 gennaio 2015)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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