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HomeNotizieCiò che mi rende furiosa... di Gisella Calabrese: i parassiti ignoranti che...

Ciò che mi rende furiosa… di Gisella Calabrese: i parassiti ignoranti che ne sanno meno di tutti

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Testo:

Gisella Calabrese 03di Gisella Calabrese twitter@giscal77

Sarà capitato anche a voi di imbattervi in questa speciale “categoria protetta” di esseri abbietti che vi costringe ad aggrapparvi con le unghie e con i denti a tutto l’autocontrollo di cui disponete. Respirare profondamente, contare fino ad un milione e persino la filosofia zen non riescono a contrastare la potente irritazione che sentire pervadere ogni centimetro del vostro corpo. Uscire dalla stanza, dall’edificio, dal Paese, persino in un altro continente o in un universo parallelo (purché non sia quello dietro alla libreria dell’Ikea di Interstellar) vi sembra l’unica soluzione possibile. Ebbene sì, sono proprio loro. Li chiamo parassiti perché non sanno campare di conoscenze proprie, ma si impadroniscono di quelle degli altri, salvo poi spacciarle per farina del proprio sacco, appunto.

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Persino io, convinta animalista, contraria alla pena di morte, dal cuore tenero, davanti a simili soggetti ho tentennato… E talvolta, lo confesso, tentenno ancora. Ammiro chi riesce a farsi scivolare di dosso questi ignoranti travestiti di sapientoni. “Ho fatto un master in scienze vattelappesca” (tipo sociologia dello shopping), “Ho lavorato come content web manager” (per un sito di cibo per conigli), “Ho collaborato come personal trainer manager” (per una velina) e tante altre assurdità che, a conti fatti, non significano proprio nulla.

E tu sei lì, alla tua scrivania, a farti il mazzo per quattro soldi che ti servono come l’aria per respirare, almeno per pagare la benzina e le bollette, costretto ad ascoltare una marea di stupidaggini. Bla bla bla che sostanzialmente inquinano la nostra atmosfera con inutili quantità di anidride carbonica. Hai voglia a piantare alberi, con queste rane dalla bocca larga e l’ego smisurato! Il bello (si fa per dire) e che prendono le tue idee (già buone da sole, risultati alla mano) e vorrebbero avere la pretesa di “migliorarle” con una valanga di banalità senza contenuti, salvo quello di far comprendere a chi è del settore– come te – che sono tutte senza senso.

Non sia mai detto che non si possa migliorare, anzi. Ma almeno si abbia la decenza di chiamare qualcuno che sappia davvero come si fa un certo mestiere. Ne sono convinta, non ci si può improvvisare ad essere ciò che non si è dall’oggi al domani, soprattutto pensando di essere l’imprenditore dell’anno ma volendo campare sulle spalle di poveri disperati che hanno bisogno di lavorare, nonostante tutto con dignità e consapevolezza, e illudersi persino di arricchirsi al primo tentativo. Ma santa pazienza, scendete dalla montagna del sapone? Quando distribuivano logica e coerenza, eravate in fila per la pasta al forno?

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Non ho mai visto un calzolaio avere la pretesa di poter dirigere un’azienda multinazionale solo perché ha riparato un paio di scarpe alla moglie di un manager. E voi?

Forse sono troppo ottimista e l’innata aspettativa di miglioramento che mi porto dentro mi catapulta contro un muro di mediocrità e approssimazione, ma non penso di pretendere troppo da chi, anche anagraficamente parlando, “dovrebbe” saperne di più per via di un certo bagaglio di esperienza. Non solo, ti tocca anche “prendere ordini” per di più sbagliati, ben sapendo che lo sono, dall’ultimo venuto nonché amico fraterno del “principale” che però fino a ieri riparava scarpe (ben inteso, nulla contro i calzolai).

Eh no, signori miei, va bene tutto ma questo no, non è accettabile. Non si può fare qualcosa che sappiamo perfettamente essere sbagliata. Magari poi, quando arrivano i risultati negativi (perché, statene certi, arriveranno) vengono pure a lamentarsi da te per aver fatto quello che ti era stato chiesto. Ho forse scritto sulla fronte “giovane ingenua e disponibile ad essere paraculata?” (concedetemi la scelta del termine giovanilista). Ecco, appunto, nemmeno io. Quindi, se proprio non potete farne a meno, andate a bussare alla porta di qualcun’altro, con la speranza che non sia come me, altrimenti un’altra bella cinquina in faccia non ve la toglie nessuno.

Per tutti i lavoratori onesti, senza santi in paradiso né amici danarosi, dotati di competenza, spirito di sopportazione e tanta, tanta pazienza.

Cordialmente vostra.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(16 gennaio 2015)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

©gaiaitalia.com 2015 ©gisella calabrese 2015 – diritti riservati, riproduzione vietata

 

 

 

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