di Giancarlo Grassi
Hong Kong, con le sue manifestazioni, gli arresti di leaders 17enni, la richiesta di maggiori libertà e soprattutto di libere elezioni, non si è fermata un attimo: per tutta la scorsa notte e la mattinata di lunedì 29 settembre, i manifestanti hanno continuato a protestare nel centro di quella che conosciamo come una regione amministrativa della Cina, dopo che la Gran Bretagna se ne è liberata suo malgrado nel 1999.
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Banche e scuole chiuse, così come molti uffici, l’invitio fermo e perentorio delle autorità locali a non manifestare, che sembra essere stato rispettato almeno in parte dopo gli scontri e i lacrimogeni dei giorni scorsi, dopo le circa due centinaia di persone arrestate tra le quali un giovanissimo leader della protesta e le rassicurazioni del governo locale, Leung Chun-ying, che ha voluto tranquillizzare la popolazione negando che ci sia in preparazione un intervento dell’esercito cinese ad Hong Kong e ribadendo che le prossime elezioni si terranno, come previsto, nel 2017.
Ha dimenticato di dire alla popolazione locale, il bravo Leung Chun-ying, che la lista dei candidati alle elezioni del 2017 sarà composta e selezionata da un comitato speciale nominato direttamente dal governo cinese. Magari è proprio per quello che gli abitanti della città stanno manifestando.
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(29 settembre 2014)
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