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Di cronisti del “bisogna tenersi la palla” (la destra? la sinistra?) e di Italiani “…e adesso a lavorare!”

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Italia Eliminatadi Daniele Santi

L’Italia è fuori dai Mondiali 2014, mentre il calcio italico e bardotto del popolino impotente e delinquentello registra un altro morto per tifo. Da stadio.

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Chi ha seguito la partita del 24 giugno scorso non ha potuto che indignarsi di fronte alla tragedia dell’Italia fatta fuori dall’Uruguay, che è sempre molto meglio che indignarsi di fronte ai morti in mare, alle violenze sulle donne, agli assassini che negano, ai mafiosi che dettano legge; preferibilissimo è poi farsi rimbambire dalle telecronache RAI in mano ad incolti e inascoltabili commentatori che parlavano di “Tenersi la palla in mano”, o di “Darla via appena possibile” che incitavano al grido di “Tira e prega” che invocavano il miracolo in perfetta linea con il tifo di cui sono testimoni: si aspetta sempre un miracolo.

Poi gli inevitabili commenti post-partita degli sgrammaticati tifosi e tifose che Rai Uno ha prontamente intervistato a caldo – dopo averci offerto naturalmente la patetica immagine di un Prandelli che dava la colpa a questo, a quell’altro, all’arbitro, al caldo, agli orari di gioco, alle provocazioni, dimenticando l’abc: cioè che l’Uruguay ha segnato e l’Italia no, dato che nel calcio contano i gol – gli sguardi umidi di giovani preda di ignoranza e testosterone, le discussioni da bar assurte ad Olimpo televisivo, lo squallore nazionale del dare la colpa agli altri senza assumersi responsabilità in nome della filosofia del nulla dello sport nazionale. L’imbecillismo, non il calcio.

Poi i commenti sui social networks: geniali quelli che gridano “A lavorare!”, dimenticandosi che il calcio è anche un lavoro (strapagato, troppo pagato, siam d’accordo, ma è un lavoro), ma soprattutto dimenticando che se l’Italia avesse vinto il Mondiale sarebbero stati – coloro che ora gridano a lavorare – proni al cospetto degli Dei, tributando loro doni ed ovazioni, quegli stessi Dei decaduti ai quali ora gridano “A lavorare…”.

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Non facciamo un po’ pena con questo squallore intellettuale che abbiamo eletto a modus vivendi? Meno social e più libri signore & signori. Ve li regalo io.

 

 

 

 

 

 

(25 giugno 2014)

 

 

 

 

 

 

 

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