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Tra le Stelle. Bilancio arcobaleno tra luci e ombre, dei primi mesi del M5S in Parlamento

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Sulle questioni glbt il Movimento Cinque Stelle mostra una vaghezza sognante che fa ben sperare e un’ambiguità che regala altrettanti dubbi.

I ragazzi e le ragazze di Beppe Grillo cercano da mesi di imporre al Parlamento la loro personale proposta politica, sovrapponibile, nella richiesta di uguaglianza, a quella della comunità glbt. Benché, va detto, Il programma del M5S presentato all’elezioni del 2013, non riporta nessun obiettivo che riguardava i diritti glbt.

Il M5S si è però distinto nei primi mesi di questa legislatura per aver appoggiato un progetto di legge per il contrasto all’omofobia e alla transfobia, molto differente da quello che giace dimenticato al Senato del PD, SEL e Scelta Civica (e firmata peraltro dalla cinquestelle Silvia Chimienti). Il provvedimento, approvato alla Camera dopo essere stato svuotato di senso grazie a un sub-emendamento del cattolico Gitti, che assolve partiti e associazioni che incappino in omofobia dal reato di discriminazione, è stato bollato dai Cinquestelle come una “farsa”. Va da se che, nel corso delle votazioni, dopo l’astensione, i deputati grillini per protesta si sono scambiati un bacio sulla bocca uomo-uomo e donna-donna per sottolineare le distorsioni delle grandi intese che portano i partiti a “immolare i diritti sull’altare dell’inciucio”.

In Senato poi, uno dei portavoce, Luis Alberto Orellana -epurato dal Movimento di recente per aver criticato il capobastone, Beppe Grillo- ha presentato una proposta di legge a favore del matrimonio egualitario che attualmente attende di essere discussa in commissione giustizia.

Porta una firma “grillina” anche la proposta di legge che consentirebbe la modifica dell’attribuzione del sesso anagrafico sui documenti per le persone trans non operate, una legge che la comunità transessuale attende da anni. “La proposta giace in commissione- ci spiega il senatore cinquestelle Alberto Airola, primo firmatario– sarà dura calendarizzarla perché già non concepiscono l’introduzione delle definizioni di identità di genere e di orientamento sessuale (che era stata inserita nella proposta di legge per il contrasto all’omofobia e alla transfobia) , figuriamoci una legge come questa”

La sensibilità del Movimento Cinque Stelle verso le tematiche che riguardano le persone lesbiche, gay e transessuali non è esclusiva delle proposte di legge. All’indomani della discussa partecipazione dell’ex capo di governo Letta alle olimpiadi russe di Sochi il gruppo parlamentare cinquestelle rilasciava questo comunicato: “ll gruppo parlamentare alla Camera del Movimento 5 stelle stigmatizza con forza l’atteggiamento “prono e servile” del governo italiano, pronto a correre alla cerimonia d’inaugurazione delle Olimpiadi invernali di Sochi, in controtendenza con quanto fatto dai Paesi “dalla schiena più dritta”. Il Gruppo 5Stelle invia la propria solidarietà alla comunità LGBT Russa auspicando interventi internazionali a favore della tutela dei diritti umani universali ed inviolabili”.

Ma un discorso a parte meritano gli scivoloni del Movimento nel dibattito pubblico. E’ ormai agli annali l’insulto di Beppe Grillo a Vendola, appellato pubblicamente con busone (cioè “culattone”) o le pericolose dichiarazioni sull’Hiv di Claudio Messola, responsabile comunicazione del Movimento, che ha sostenuto che il virus non sia contagioso. La propaganda di M5S è necessaria solo a fare spettacolo, a far parlare di se quando servirebbe sostanza, politica, pensiero. Sono metodi che oscurano il lavoro parlamentare del gruppo che prova a farsi carico di quelle che sono le istanze della comunità glbt contro avversari tenaci, un PD sempre più cattolico, una destra sempre più omofoba. Un campo da gioco noto dunque: da una parte si trovano i protagonisti delle larghe intese (PD-PDL) con i cannoni spianati e dall’altra l’opposizione del movimento cinque stelle che sfoderando i fioretti rischiano di rimanere sconfitti. Nei fatti il M5S non ha i numeri per portare avanti certe battaglie da solo, quello dei Cinquestelle non è il primo partito del paese, ma il secondo (il PD alle ultime elezioni ha ottenuto 8932615 voti contro gli 8784499 dei Cinquestelle) e soprattutto terza coalizione nel paese. La maldestra gestione politica dei parlamentari cinquestelle li porta ad asserragliarsi in una trincea dove il confronto e lo scontro di idee restano al di fuori. Difficile che qualcuno possa convincere della bontà dei suoi temi l’altro se l’ordine dall’alto del loro guru Beppe Grillo è: “no al dialogo”.

Le proposte fino a nuove elezioni continueranno a rimanere in balia delle larghe intese (anche se mentre scriviamo la composizione delle future maggioranze è tutto meno che certa). E se si dovesse arrivare ad un’intesa tra PD e M5S? Nessuno si fida di nessuno e più che mai di questi tempi si naviga a vista. L’isola dell’uguaglianza è un miraggio lontano.

 

 

 

 

©simone alliva 2014
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