di Giancarlo Grassi
Enrico Letta ha presentato “Programma Italia” e dice “Chi vuole venire qui al mio posto dica cosa vuole fare”, grida più mute delle corde vocali di un afono. Le dimissioni “non si danno per manovre di palazzo né per retroscena”, insomma Letta vuole morire in battaglia.
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E in battaglia morirà. Nonostante le dichiarazioni e le splendide battute (“Potrei insegnare Zen in qualsiasi monastero orientale”, dichiarazione tanto arrogante da precludergli qualsiasi possibilità di entrarvi anche come novizio, nonostante la calvizie), il bravo Letta è al capolinea. Con il suo governo e con una squadra di una immobilità devastante: il famoso governo del rinviare, il famoso capo del governo del “vado in Russia per difendere l’indifendibile”, tristissima metafora del suo governo che governa senza governare.
Aspettiamo giovedì e la battaglia in direzione nazionale PD.
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