Questa mattina, ascoltando il bravo Simone Spetia su Radio24, come ogni mattina, siamo rimasti sconcertati dalla tematica affrontata nel programma. Si parlava dell’attentato di ieri a Palazzo Chigi sul quale sono state spese troppe parole, e troppo poche invece quelle spese per dare parole d’incoraggiamento ai feriti e ai loro familiari. Da ieri l’attenzione si è spostata dall’attentatore ai politici e ai partiti, M5S in primis.
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Berlusconi ha definito il partito “l’estrema sinistra”, come se non ci fossero anche un buon 5% di elettori suoi tra chi ha votato il Movimento di Grillo alle scorse elezioni, e ancora una volta ha palesato l’odio per la sinistra che alberga, ingiustificato, in questo paese. Berlusconi a parte, Alemanno a parte, è tutto il bla bla bla giornalistico attorno alla questione che mi lascia senza parole: l’attentatore ha sparato, ha organizzato l’attentato, ha dichiarato dall’ospedale di essere dispiaciuto per non aver potuto colpire nessun politico, ma la responsabilità viene scaricata sui politici.
Ma il colpevole è chi spara, è chi agisce, o chi si suppone abbia con i suoi comportamenti provocato gli spari, l’attentato, il fatto? Anche ammesso che i governi e i politici (di tutto il mondo?) siano i veri colpevoli della crisi (finanziaria, signori, finanziaria e di conseguenza politica) che attanaglia tutto il globo, si può davvero giustificare l’atto, lo sparo, l’azione criminale, soprattutto di fronte a un carabiniere che potrebbe perdere la vita e quasi sicuramente la mobilità, incolpando politici regolarmente, e da poco, eletti (la discussione sulle modalità di arrivare a questo governo, ci sta, ma non ora)?
Io sparo e i colpevoli sono i politici che stavano giurando dentro una delle Istituzioni dello Stato come Palazzo Chigi, loro vivono comodi -bastardi- non sanno cosa succede fuori, ed io sono disperato?
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Io che vivo a Milano e stavo facendo i fatti miei, sono allora condannabile come loro perché non mi sono reso conto?
Ragionando in questo modo, chiunque potrebbe armarsi di una pistola e cominciare a sparare in qualsiasi luogo. Per fortuna, si tratta di casi isolati, perché davanti alla disperazione assassina di uno, esiste la ragionevolezza di moltissimi. Se poi vogliamo rimproverare ai politici un distacco tra ciò che succede nella società e il loro ruolo, facciamolo. E a ragione. Ma non confondiamo le cose e soprattutto, non giustifichiamo l’ingiustificabile.
Entrare in un luogo qualsiasi, istituzionale o no, e mettersi a sparare è un atto eversivo. E chi lo compie ne è responsabile e colpevole.

