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martedì, Novembre 30, 2021

I padri padroni del PD

Massimo D'Alemadi Giancarlo Grassi

Lo scontro tra la vecchia guardia del PD e Renzi sta facendosi rovente, c’è già chi parla apertamente di scissione del partito, ma quello che molesta sono i toni, al limite dell’ingiuria e dell’offesa personale. Lo scambio di battute di ieri tra Anna Finocchiaro, donna degnissima ed esponente politico di altissimo livello, da tempo sotto scorta non per sua scelta, e il Sindaco di Firenze Matteo Renzi reo di avere espresso opinioni colorite, danno l’idea della tensione in atto.

La scusa è l’elezione del presidente della Repubblica, ma i problemi vengono dal dopo primarie, quelle in cui Renzi avrebbe dovuto vincere e non ha vinto e dalle elezioni che Bersani avrebbe dovuto vincere e che ha vinto, ma non abbastanza. Il PD sta, di fatto, alimentando la leggenda metropolitana che lo vuole debole, perdente, divorato dalla sua stessa sconfitta,  vittima di un’opinione pubblica che reagisce di pancia e vota di stomaco.

Saggezza suggerirebbe comportamenti differenti e manifestazioni pubbliche misurate, le elezioni di Roma sono alle porte, Marchini è un candidato coi fiocchi e un forte avversario ed Ignazio Marino, altra degnissimo rappresentante politico, parte in salita nonostante l’appoggio del suo partito.

Sarebbe auspicabile che coloro che si sentono i Padri padroni del PD, e ci sono, smettessero di sentirsi defraudati, di sentirsi messi da parte, di sentire il brivido della carica che se ne va e accettassero il fatto che il partito ha bisogno assoluto di un ricambio generazionale, ci sono 30enni di grandissima preparazione e cultura. Bisogna lasciargli il posto.

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