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Italiani, ovvero l’esasperazione che si nutre di se stessa

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GiaccaCravattadi Paolo M. Minciotti

Immaginatevi un treno Intercity, avete un biglietto di prima classe, entrate nello scompartimento a voi riservato dal terrificante sito internet delle Ferrovie Italiane, dopo che avete bestemmiato in trentatré lingue per poter fare il biglietto, dato che il sito funziona come gli pare, e quando entrate un signore attempato, di bell’aspetto vi accolga con un “Ma lei lo sa che questa è prima classe?”.

Immaginate di rispondere “Lei sa di essere un imbecille?” e di dovere poi essere costretti ad aggiungere “E stia calmo sennò mi vedo costretto a toglierle gli occhiali”, ed uscire dallo scompartimento che avete regolarmente pagato perché l’ominide è in preda alla crisi d’esasperazione italiana, quella che si nutre dell’italica esasperazione e non cerca via di uscita all’esasperazione.

Fatto: pochi minuti prima il treno si era fermato per un guasto tecnico (rischiava di andare a fuoco qualcosa, mi hanno spiegato i capitreno, perché a domanda risposta) ed il convoglio è rimasto fermo venti minuti anziché i quindici annunciati.

Terrore, morte e disperazione: passeggeri inferociti al grido di “E’ uno scandalo”, o di “Almeno ci informassero prima” (di un guasto? sono capotreni o veggenti?), insomma di tutto un po’ nel delirio dell’esasperazione italiana tanto contenta di crogiolarsi nell’esasperazione da dimenticarsi di pensare cosa fare per non esserne più vittima.

Per la cronaca il Signore in questione è sceso a Firenze ricordandosi di scusarsi.

 

 

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