Immaginatevi un treno Intercity, avete un biglietto di prima classe, entrate nello scompartimento a voi riservato dal terrificante sito internet delle Ferrovie Italiane, dopo che avete bestemmiato in trentatré lingue per poter fare il biglietto, dato che il sito funziona come gli pare, e quando entrate un signore attempato, di bell’aspetto vi accolga con un “Ma lei lo sa che questa è prima classe?”.
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Immaginate di rispondere “Lei sa di essere un imbecille?” e di dovere poi essere costretti ad aggiungere “E stia calmo sennò mi vedo costretto a toglierle gli occhiali”, ed uscire dallo scompartimento che avete regolarmente pagato perché l’ominide è in preda alla crisi d’esasperazione italiana, quella che si nutre dell’italica esasperazione e non cerca via di uscita all’esasperazione.
Fatto: pochi minuti prima il treno si era fermato per un guasto tecnico (rischiava di andare a fuoco qualcosa, mi hanno spiegato i capitreno, perché a domanda risposta) ed il convoglio è rimasto fermo venti minuti anziché i quindici annunciati.
Terrore, morte e disperazione: passeggeri inferociti al grido di “E’ uno scandalo”, o di “Almeno ci informassero prima” (di un guasto? sono capotreni o veggenti?), insomma di tutto un po’ nel delirio dell’esasperazione italiana tanto contenta di crogiolarsi nell’esasperazione da dimenticarsi di pensare cosa fare per non esserne più vittima.
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Per la cronaca il Signore in questione è sceso a Firenze ricordandosi di scusarsi.

