Finalmente ce l’ha fatta. Lo chiameremo “man”, un giovane senegalese trentenne che in patria ne ha viste di tutti i colori, è stato pestato, bruciato con acqua bollente, vilipeso, deriso, assalito, perché era gay, e in Senegal l’omosessualità è punita con il carcere da 1 a 5 anni, anche se molti la praticano, soprattutto con i turisti, che magari un visto d’uscita te lo rimediano, e spesso significa la morte sociale. “Man” ha ricevuto lo status di rifugiato dal Tribunale di Roma, dopo che tre anni fa gli era stato rifiutato.
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Il giovane faceva parte di un’associazione gay clandestina in cui giovani omosessuali senegalesi si riunivano di nascosto, per paura di essere arrestati. Dopo un’irruzione di integralisti musulmani, moltissimi giovani del paese lo sono, le foto dei componenti l’associazione erano state appese un po’ dappertutto e per “Man” era cominciato un autentico e proprio inferno. Lo status di rifugiato, un vero e proprio atto di giustizia, restituisce speranza al giovane.

