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E ora vediamo dove andrà questo paese dove tutti vogliono essere qualcuno, ma nessuno vuole fare qualcosa

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Testo:

Siamo quello che facciamodi Giovanna Di Rosa

Domenica e lunedì gli italiani andranno a votare, dopo vent’anni di berlusconismo, un governo tecnico, un innumerevole serie di promesse fatte e mantenute poco, con la stessa rabbia di sempre, la stessa voglia di gridare al miracolo (e dargli il voto) alla vista di una faccia nuova che grida più forte delle altre, non importa quello che dica, con la stessa voglia di cambiamento che s’infrange sulla proverbiale incapacità di distinguere tra il vero e il falso, anche quando il falso è così palesemente falso che lo vedrebbe anche un bambino.

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L’Italia non è uno strano paese, sono gli Italiani ad essere un po’ strani: sono divorati dalla voglia di essere “qualcuno” (lei non sa chi sono io! diceva Sordi, ricordate?), ma senza la pur che minima voglia di sbattersi per fare “qualcosa” che porti ad essere quel “qualcuno” che si sogna di essere.

Si scambia la causa con l’effetto, il fine con il mezzo, si vive coi se fosse, si grida più forte degli altri, o si tenta di farlo, si fa di tutto per andare in televisione. Grido e appaio, ergo sum. Grido e appaio, ergo valgo. Grido e appaio, ergo ho vinto.

E’ alle menti semplici che questo messaggio tanto diretto è arrivato negli ultimi vent’anni, in un turbinio di notizie televisive, opportunità, involgarimento e impoverimento culturale, facebook-mania, grandi fratelli e sorelle, trionfo televisivo della (sub)normalità casalinga dove non ho niente da dire, ma vado, dico la mia, grido come un’ossessa o come un demente, qualcuno che è d’accordo con me lo trovo, e magari mi pagano anche.

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Che è meglio che avere obbiettivi a lungo termine e pensare a come realizzarli.

Così che magari, o magari no, siccome gli ultimi vent’anni sono stati spesi non ascoltando per non capire, non capendo per non ascoltare, o non capendo semplicemente, magari adesso ci siamo anche svegliati e abbiamo bisogno in questa bella Italia, che amiamo e detestiamo, di ritornare a un sano pragmatismo che realizzi, pensi, metta in campo, rischi, crei, si muova, investa, si sforzi, costruisca, si assuma responsabilità, si migliori, studi, faccia qualcosa senza pensare a diventare qualcuno.

E non stiamo parlando dei politici, parliamo dei cittadini. Di noi, di voi, di tutti.

Buona Italia a tutti.

 

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