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Iran, almeno 14 giornalisti arrestati in tre giorni

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Mahmoud Ahmadinejaddi Amnesty International

Amnesty International ha chiesto l’immediato rilascio di almeno 14 giornalisti, arrestati tra il 26 e il 28 gennaio 2013 con l’accusa di cooperare con mezzi d’informazione stranieri di lingua persiana considerati “antirivoluzionari”. I giornalisti arrestati sono Milad Fadai Asl, Soleyman Mohammadi, Akbar Montajebi, Emily Amraei, Motahareh Shafie, Narges Joudaki, Pouria Alemi, Pejman Mousavi, Sassan Aghaei, Javad Deliri, Nasrin Takhiri, Saba Azarpeik, Keyvan Mehrgan e Hossein Taghchi.

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Gli arresti sono stati eseguiti nel corso di irruzioni nelle redazioni, in esecuzione di mandati di cattura emessi dal tribunale per i media e la cultura. Il 25 gennaio era stato costretto a rientrare in carcere, dopo un congedo per motivi medici autorizzato nel dicembre 2012, Mohammad Sadiq Kaboudvand. Deve scontare una condanna a 10 anni e mezzo ed è in cattive condizioni di salute.

In Iran, i giornalisti incontrano numerose restrizioni nell’esercizio delle loro legittime autorità, tra cui esprimere critiche in modo pacifico nei confronti delle autorità e affrontare temi relativi ai diritti umani.  Sebbene il 28 gennaio il ministro della Cultura e della dottrina islamica Mohammad Hosseini abbia dichiarato che gli arresti dei 14 giornalisti non hanno a che fare col loro lavoro, una settimana prima il procuratore generale Gholamhossein Mohseni Ejei, in una conferenza stampa, aveva minacciosamente dichiarato: “Domani, se una di queste persone sarà arrestata per un’azione criminale (…), sappiate che quell’individuo è la bocca del nemico”. A suo avviso, aveva aggiunto, secondo “fonti attendibili”, diversi giornalisti iraniani lavorano per conto degli occidentali e degli “antirivoluzionari”.

Amnesty International ritiene che questi arresti siano l’ennesima prova della paranoia del governo rispetto a una “rivoluzione sotterranea” orchestrata dai governi occidentali.

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Negli ultimi anni, decine e decine di giornalisti sono stati imprigionati, seguiti a volte anche dai loro familiari. Molti di loro, condannati solo per aver svolto la loro legittima e pacifica attività professionale prima e dopo le contestate elezioni del 2009, continuano a languire in carcere, spesso in cattive condizioni di salute.

La settimana scorsa a quattro giornalisti in carcere è stato concesso un congedo temporaneo; Amnesty International continua a chiedere il rilascio immediato e incondizionato di tutti i giornalisti in carcere solo a causa dello svolgimento legittimo della loro professione.

 

 

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