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Intervista al presidente di Arcigay Flavio Romani: “Ci sarà moltissimo lavoro da fare”

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FlavioRomani01di Paolo M. Minciotti

Lo abbiamo inseguito, stressato e vessato, ma ne valeva la pena. Sappiamo che Flavio Romani, nuovo presidente di Arcigay è persona preparata e corretta, che poi abbia scelto di candidarsi ad essere (vincendo) il presidente di quella cosa lì è atto quasi eroico. Battute a parte alla nostra cattivissima e provocatoria intervista è stato risposto con l’intelligenza che ci aspettavamo.

L’intervista:

Innanzitutto, congratulazioni! Chi gliel’ha fatto fare?

Beh grazie delle congratulazioni. Capisco che la situazione di Arcigay non si possa definire tranquillissima, ma forse è stato proprio questo a farmi accettare. Mi è stato proposto e in pochi giorni ho dovuto prendere una decisione, l’ho fatto nella piena consapevolezza della situazione complicata in cui versa l’associazione ma anche con la certezza di avere accanto a me una bella squadra di persone con grandi doti umane e grandi capacità tecniche e organizzative. Insomma ci sarà tantissimo da lavorare, e su mille fronti contemporaneamente, ma Arcigay merita questo impegno e molto altro.

Arcigay vanta 160.000 iscritti, può vantare meno risultati sul territorio, come la mettiamo?

Con calma. Se parliamo di risultati politici, indubbiamente il fallimento è pressochè totale. Da decenni ci battiamo per avere un minimo di leggi e di norme che ci diano pari diritti e ci tutelino dalla violenza omofoba, ma non c’è stato finora in questo paese alcun progresso da questo punto di vista. Colpa di Arcigay? Non lo so, forse a volte sono stati fatti errori di strategia, forse a volte siamo stati troppo poco duri con i nostri
politici, forse ci siamo fidati troppo spesso. Ma Arcigay non sta in parlamento, ed è il parlamento che fa le leggi. La nostra classe politica,
per incapacità, o per codardia, o per sudditanza alle gerarchie ecclesiatiche, o più probabilmente per tutti e tre questi motivi messi assieme, finora ha sempre evitato di affrontare le questioni legate al mondo LGBT, allargando col tempo in maniera sempre più clamorosa l’abisso che ci separa dalle più grandi democrazie occidentali, che questi temi li hanno affrontati e risolti positivamente da parecchi anni. Però dal punto di vista sociale i risultati ci sono, eccome. Proprio sul territorio, proprio nei luoghi dove circoli di Arcigay piccoli e con pochissime risorse riescono a portare avanti un lavoro prezioso e impagabile grazie all’opera dei tanti volontari che ci mettono il loro tempo, la loro passione e la loro intelligenza. L’opera continua di diffusione della conoscenza rispetto all’omosessualità e a cosa significa essere gay, lesbiche e trans che si concretizza in centinaia di dibattiti, incontri, iniziative culturali, feste e molto altro, sempre con lo scopo di farci conoscere per come siamo realmente, sempre con la consapevolezza di dover abbattere un muro enorme fatto di pregiudizi e stereotipi incrostati in secoli di umiliazioni e di disprezzo. Arcigay da quasi trent’anni fa tutto questo, e in trent’anni le cose sono migliorate moltissimo. La cosiddetta società civile, ovvero i nostri vicini di casa, i compagni di scuola, i colleghi di lavoro, non sono più così ostili e anzi spesso sono nostri alleati. Sono sempre di più le persone omosessuali che non hanno nessuna vergogna a fare coming out, a dirlo in piena tranquillità e con la serenità di chi è consapevole che non c’è niente di cui vergognarsi. Io ho presente molto bene com’era la situazione almeno da metà degli anni ’80 in poi, il miglioramento è stato fortissimo e diffuso su tutti i livelli. Un po’ di merito ce l’avrà pure Arcigay no? Purtroppo a un avanzamento sociale non ha corrisposto un adeguato avanzamento politico. Semplicemente i nostri politici finora confermano di essere lontani dalla realtà, drammaticamente fuori sincrono rispetto a ciò che pensano le donne e gli uomini di questo paese. Detta come va detta, peggio per loro.

Come può un’associazione vantarsi di 160.000 iscritti quando la maggior parte di essi sono costretti a fare una tessera per entrare nei locali (i commenti degli stranieri su questa modalità sono agghiaccianti)…

Giuro che è da quando ho cominciato a frequentare i locali Arcigay che sento ‘sta manfrina. Nessuno costringe nessuno a fare niente. Esistono in Italia i locali Arcigay, discoteche, bar, saune e quant’altro, ma ne esistono tantissimi che non sono associati Arcigay, quindi? Arcigay è una specie di sorella piccola di ARCI, è una associazione e come tale ha una serie di regole da rispettare, fra cui quella di poter dare accesso alle proprie strutture solo ai tesserati. Funziona così, ed è giusto così. Mai sentito nessuno lamentarsi della tessera per la palestra, per la biblioteca, per il parcheggio, siamo tutti carichi di tessere, sarà mai possibile che è solo la tessera Arcigay ad essere insopportabile? Sono 15 euro l’anno, un caffè al mese, fate un po’ voi… (15 euro per un caffè? Presidente, dove cazzo li beve Lei? ndr. Dopo la nostra straordinaria battuta, a conferma dell’ironia che pervade gli ambienti Arcigay, Romani ci ha inviato una precisazione:”15€ della tessera che dura un anno, un caffè al mese per 12 mesi fa 13,2€, avanzano 1,80€ da scialare”). Quanto agli stranieri, basta spiegargliela per bene. Non credo che all’estero non esistano circuiti simili ad Arci o ad Arcigay (ci vada all’estero, Presidente e ne saprà di più, ndr), in cui è prevista l’iscrizione e il possesso di una tessera. Tra l’altro i turisti stranieri possono fare una tessera apposita con validità limitata e a un costo molto inferiore. Comunque sia, conosco e ho portato molte persone straniere in locali Arcigay, illustrandogli i motivi della tessera, e nessuno ha mai avuto nulla da ridire. Sinceramente, anche questa storia degli stranieri allibiti mi sembra una mezza leggenda, o perlomeno parecchio esagerata.

Questi 160.000 iscritti a 13€ la tessera fanno più di due milioni di euro annui, con tutti questi soldi qualcosa di decente Arcigay poteva anche farlo, a parte la sede di rappresentanza e immaginiamo si dovrà pagare anche qualche stipendio…

La tessera costa 15€ non 13, quanto tempo è che non la rinnovi? (mai avuta, né ho intenzione di farla, ndr). Una parte di questi soldi rimane sul territorio, un’altra parte va a coprire spese di campagne informative, manifestazioni varie, pride ecc. E una parte serve per il funzionamento strutturale, bollette, rimborsi spese, tasse e quant’altro. Arcigay ha in questo momento solo due persone impiegate in maniera continuativa per l’associazione, sono essenziali e fanno un gran lavoro, e con stipendi per niente da favola, anzi. Quanto alla sede al Colosseo, una delle prime cose di cui ci siamo occupati è stato procedere alla disdetta della locazione, l’abbiamo ritenuta superflua, un costo inutile, e quindi ce ne  stiamo liberando. La regola generale, banale ma per niente facile da portare avanti, è di non sprecare neanche un euro, e di massimizzare l’impiego dei fondi in azioni che riguardino il cuore delle battaglie di Arcigay.

FlavioRomani02Smettiamo comunque di parlare di stupidaggini come i soldi, gli iscritti e la sede di rappresentanza, si sarà accorto che Arcigay parla al suo ombelico come un Parlamentino staccato dalla realtà quotidiana, no?

I soldi non sono per niente una stupidaggine, per quanto il motore di una associazione come Arcigay siano i principi e i valori di uguaglianza e libertà per le persone LGBT e per la società intera, senza soldi non si va molto avanti. Sulla casa ho già risposto, ma due parole le volevo dire sugli iscritti. Certo sappiamo tutti che la stragrande maggioranza dei tesserati Arcigay è composta da persone che fanno la tessera per poter entrare nei locali, spesso con una consapevolezza molto labile del significato di quella tessera. 160.000 tesserati sono un bel numero, ma ovviamente non sono tutti attivisti, sostengono l’associazione un po’ da esterni tramite la tessera, e va bene così, ognuno ha la propria vita da vivere e nessuno può pretendere nulla. Ma basterebbe che anche solo il 10% di questi facesse qualcosa di più, dedicasse un po’ del proprio tempo a “sbattersi” per le cause che interessano la comunità LGBT, e avremmo già rigirato questo paese come un calzino. Quanto al parlare al proprio ombelico, è vero. Troppo spesso è successo, in maniera quasi sempre inconsapevole e involontaria ma indubbiamente è un problema che dobbiamo evitare come la peste. Cadere nell’autoreferenzialità è quanto di peggio ci possa succedere, si finisce per essere molto simili ai famosi politici che tanto critichiamo quando li accusiamo di essere fuori dalla realtà. Arcigay si deve occupare delle persone gay, lesbiche e trans di questo paese, deve cercare di migliorare le loro vite, e di rendere questo paese più civile e accogliente per tutti noi. Guardarsi troppo allo specchio o perdere troppo tempo in questioni interne toglie aria ed energia alle azioni per cui Arcigay esiste. Cercheremo di evitare di cadere in questa spirale egocentrica, ma essendo il più delle volte un comportamento inconscio, il pericolo è sempre in agguato.

E cosa pensa di fare, lei che è persona molto in gamba (lo sappiamo, siamo informati), per ridare credibilità a tutto il baraccone?

Grazie dei complimenti, puoi passare dopo per l’assegno… La credibilità del baraccone, come lo chiami tu, passa per le azioni che riusciremo a portare avanti, per la chiarezza del messaggio che riusciremo a diffondere, e per il coinvolgimento di quante più persone possibile. Ed è forse quest’ultimo punto il compito più difficile. Ci dobbiamo concentrare su pochi temi che riguardano il cuore dell’azione di Arcigay e il motivo stesso per cui questa associazione esiste. Matrimonio, omofobia, salute e visibilità sono le direzioni su cui dobbiamo intervenire, sono le più importanti, certo ce ne sono molte altre, che però si risolvono a cascata. Ma una delle sfide maggiori sarà ridare centralità al fatto di far parte di una associazione che si occupa di diritti, di ridare valore alla tessera che uno si porta in tasca e che spesso, ne siamo consapevoli, è poco di più che un plastichino che rinnovi una volta l’anno e che ti serve per entrare in disco. Se riusciremo a ridare pienamente agli associati l’orgoglio di appartenere a questa associazione, sarà davvero una grande soddisfazione.

Come mai mentre il portavoce delle Associazioni lgtb francesi parlava direttamente con Hollande all’Eliseo, Arcigay rinnovava i suoi organismi interni? Le persone che vi pagano una tessera annuale e che voi dovreste rappresentare sono rappresentate, protette, hanno ottenuto qualche diritto in più grazie a voi?

Non per distogliere l’attenzione dalle nostre responsabilità, ma tu forse vedi qualche Hollande fra quelli che ci hanno governato? (No, ma nemmeno vedo un Pedro Zerolo u un dirigente di InterLGTB fra i dirigenti del triste associazionismo italiano, ndr). O qualche Zapatero? per non parlare di qualche Obama? Per parlare bisogna essere in due, e sinceramente non credo che non essere riusciti a parlare direttamente ai vertici dello stato sia stato causato da una mancanza di credibilità da parte nostra, quanto piuttosto dalla volontà di evitare scientemente le questioni che poniamo. Siamo spesso imbarazanti per la politica italiana, delle patate bollenti che è meglio evitare il più possibile. La mancanza completa di diritti e di tutele è una situazione surreale per tutti noi, circondati come siamo da paesi dove le persone gay, lesbiche e trans hanno il rispetto e la piena cittadinanza riconosciuta e protetta in primo luogo dalle istituzioni che governano. Sono quasi trent’anni che lottiamo per tutto questo, certo non ci siamo riusciti, ma perlomeno non si può dire che non ci abbiamo provato in tutti i modi. E di sicuro non ci fermeremo fino a quando non riusciremo ad ottenere piena uguaglianza e a non essere più considerate persone di serie B.

Con il dialogo con i cittadini come la mettiamo?

Con i cittadini va molto meglio che con la politica. Me ne accorgo tutti i giorni, dal modo in cui le persone parlano di omosessualità, dalla
tranquillità e la serietà con cui si può affrontare l’argomento senza cadere in facili ironie e scontate volgarità. Insomma la società è cresciuta tanto che a volte sorprende pure noi. Certo rimangono forti sacche di resistenza, e a tutt’oggi fare coming out non è esattamente una passeggiata. Ma anni di attivismo in una bellissima ma tutto sommato piccola città di provincia come Ferrara mi hanno insegnato che nessun muro è impossibile da abbattere, e che la conoscenza reciproca riesce a frantumare ogni pregiudizio e ogni stereotipo, anche quelli che  sembrano più duri a morire. Vedere ragazzi e ragazze che tranquillamente vivono la propria omosessualità circondati spesso da coetanei che non ritengono tutto ciò minimamente un problema, oltre che riempire il cuore ci dà il segno di quanto siano cambiate le cose e di come il miglioramento sia costante, anche se a volte troppo lento per come la vedo io.

Progetti futuri di Arcigay? Adesso che la sede di rappresentanza a Roma ce l’avete, magari vi resta un po’ di tempo per prendere delle decisioni…

La casa a Roma ce l’avevamo, adesso è un pensiero in meno. Matrimonio, matrimonio e ancora matrimonio è il nostro progetto futuro, non
perchè ci vogliamo tutti sposare ma perchè è il simbolo maggiore della discriminazione che subiamo in questo paese. Ed è parte integrante del
concetto di uguaglianza, che deve essere completa e totale per poter esistere. L’uguaglianza è un concetto non scalfibile, è un blocco unico che
non accetta zone d’ombra o parti mancanti, altrimenti non è uguaglianza ma discriminazione. E poi ci dobbiamo occupare con più efficacia di salute, la diffusione dell’hiv in particolare sta rialzando la testa e tuttora le campagne di informazione della sanità pubblica sono troppo deboli e sporadiche per poter essere efficaci. Legato a questo ci sarò il nostro impegno per combattere seriamente ogni tipo di stigma verso le persone
sieropositive, la loro condizione, al di là degli aspetti più propriamente sanitari, provoca a tutt’oggi esclusione e allontanamento, in maniera molto irrazionale e comunque intollerabile.

Grazie per averci dedicato un po’ del suo tempo.

Grazie a voi per la pazienza e la testardaggine con cui mi avete rincorso per tutte queste settimane.

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