
La più inutile associazione gay del Paese lancia una nuova campagna dai toni trionfali. Siamo abituati ai trabocchi egotici arcigaï così che non ci stupiamo più di tanto.
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Nelle parole del presidente Patanè la campagna ”Diversamente uguali” (ad Arcigay piacciono gli ossimori, tant’è vero che chiama se stessa ”associazione”) diventa ”una campagna che va direttamente al cuore degli eterosessuali e che narra, fuori dallo stereotipo, la serenità che molti di noi vivono oggi”. Parole che, se analizzate con i fantascientifici strumenti proposti da Asimov, darebbero come risultato il nulla.
Dov’è la ”serenità” presidente Patanè? Cosa significa ”fuori dallo sterotipo”? Queste sono solo parole: come sono state parole, parole, parole, parole, parole tutte quelle che Arcigay ha detto e stradetto e straparlato senza portare a casa lo straccio di un risultato. Ciò che avete cercato nei vostri ultimi quindici anni di storia è stata la visibilità e solo quella avete ottenuto, sulla pelle dei molti che si sono fidati e sui voti dei quali alcuni di voi, pochi per fortuna, hanno cercato di costruire carriere politiche che non hanno portato a nulla.
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Poco importa se ”da tempo” volevate ”parlare al ventre del paese, su settimanali, quotidiani e riviste a grande tiratura e (…) aprire un canale di dialogo sul web (sic!)”: il ventre del paese, come voi lo chiamate, chiama froci i vostri associati, non vuole che gli siano riconosciuti diritti, se ne frega delle vostre campagne e guarda il Grande Fratello per poter spiare dal buco della serratura il presunto omosessuale di turno. E avete cercato di parlargli, senza riuscirci, nel corso della vostra lunga storia.
