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lunedì, Gennaio 24, 2022

Giustizia, sì a riforma copri-Ruby

Sedici articoli che rivoluzionano l’assetto dello Stato. Che buttano all’aria quel perfetto bilanciamento tra i tre poteri studiato parola dopo parola nei 137 articoli della Costituzione. «Sarà una

riforma epocale»: per una volta ha ragione il presidente del Consiglio. Quella che viene approvata stamani dal Consiglio dei ministri è qualcosa di «epocale» sul fronte della giustiziamache, ancora una volta, nulla fa per risolvere il vero problema: la lentezza della giustizia.

Il succo dei sedici articoli – che intervengono sul titolo IV della Carta e, dal 101 al 113 – è che i pubblici ministeri, quella parte della magistratura che fa le indagini ed è la pubblica accusa nei processi, viene declassata a «ufficio» con scarsi poteri di indagine e se sbaglia, deve anche pagare di tasca propria.

E’ la «punizione» invocata dal premier all’indomani del rinvio a giudizio per il caso Ruby. La bozza finale del ddl di riforma costituzionale è stata vista ieri intorno all’ora di pranzo dal premier Berlusconi, nel pomeriggio è stata illustrata al Presidente della Repubblica e in serata allo stato maggiore del pdl a palazzo Grazioli. Nonostante questo il Guardasigilli ieri sera ha voluto ancora ripetere: «Il testo? lo scriviamo domani».

I CSM Diventano due, uno per i giudici e uno per ipmed entrambi saranno presieduti dal Capo dello Stato. Cade quindi l’ipotesi che a capo del Csm dei pm vada il Procuratore generale della Cassazione eletto dal Parlamento in seduta comune su indicazione del Csm.

E CAMBIA LA COMPOSIZIONE Nel Csm dei giudici ci sarà di diritto il primo presidente della Corte di Cassazione. Gli altri componenti saranno per il 50% scelti dai giudici tramite sorteggio degli eleggibili (un modo per ridurre il potere delle correnti della magistratura); per l’altra metà dal Parlamento in seduta comune tra professori ordinari di università di materie giuridiche ed avvocati dopo 15 anni di esercizio. Il vicepresidente del Csm dei giudici sarà scelto tra i componenti laici. Durano in carica 4 anni e non sono rieleggibili. Nel Csm dei pm avrà posto di diritto il procuratore generale della Cassazione. Ancora in forse la composizione: metà esatta tra laici e togati o 1/3 laici e 2/3 togati. I Csm poi (art.105) «non possono adottare atti di indirizzo politico». E’ il bavagli o ai pareri.

L’ALTA CORTE DI GIUSTIZIA La sezione disciplinare, che dovrà giudicare le toghe, non sarà più una sezione del Csm. Ma un organo a parte. E diviso in due, uno per i giudici e uno per i pm. I componenti di ciascuna sezione saranno al 50%laici e50%togati. Presidente e vicepresidente saranno eletti dai laici. E’ assicurata «l’autonomia e l’indipendenza della Corte di disciplina» (art.105 bis). Ma il potere sarà in mano alla parte politica delle Corti.

AZIONE PENALE OBBLIGATORIA MA... Oggi l’articolo 112 della Carta dice: «Il pm ha l’obbligo di esercitare l’azione penale». Quello nuovo invece aggiunge: «… secondo i criteri stabiliti dalla legge». Un legge ordinaria che detterà le priorità. E’ un grosso limite.

IL PM PAGA «I magistrati sono direttamente responsabili degli atti compiuti in violazione dei diritti, al pari degli altri funzionari e dipendenti dello Stato ». L’articolo 113 bis introduce un vecchio cavallo di battaglia di Berlusconi: la responsabilità civile dei magistrati. «Nei casi di ingiusta detenzione la legge regola la responsabilità civile dei magistrati» la quale «si estende allo Stato». Risultato: se il pm sbaglia qualcosa nel suo lavoro, dovrà pagare di tasca sua. …

E NON HA PIÙ LA POLIZIA Se finora il pm dispone direttamente della pg (art.109), d’ora in poi sarà una legge ordinaria a stabilirne «le forma di utilizzo». (Unita.it)

 

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