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venerdì, Settembre 24, 2021

A Cuba arriva la fibra ottica, ma non la libertà di parola

L’unica nazione isolata dalla rete mondiale di telecomunicazioni. Almeno da un punto di vista tecnico, perché internet nell’isola di Fidel Castro resta oggetto di pesanti censure. Domani, a Siboney, nei pressi di

Santiago de Cuba, dovrebbe approdare la nave dell’impresa francese Alcatel-Lucent che due settimane fa a La Guaira, in Venezuela, ha iniziato la posa dei cavi sottomarini in fibra ottica che collegheranno l’isola con il resto del mondo: 1.552 km di cavi per un progetto da 70 milioni di dollari finanziato nell’ambito dell’Alba, il programma di cooperazione politica ed economica per l’America latina avviato nel 2004 dall’asse Caracas-L’Avana. L’impianto, che dovrebbe essere attivato a luglio, con i suoi 640 gigabyte di capacità rappresenterà una vera rivoluzione per il sistema di telecomunicazioni cubano, che ancora oggi dipende dai satelliti, gravato dalla lentezza e dagli alti costi. La fibra ottica permetterà lo scambio di dati e la condivisione di audio, immagini e filmati a una velocità di 3.000 volte superiore a quella attuale. Tuttavia non è chiaro se questa velocità servirà solo a fortificare gli apparati dello Stato o anche ad accelerare l’uscita dall’isolamento di 10 milioni di cittadini cubani. Ed è proprio questo il nodo della questione, in un Paese dove un’ora di connessione a internet costa 6 pesos convertibili (4,80 euro), ovvero un terzo di uno stipendio mensile di un professionista, e dove fino al 2008 era illegale possedere un computer. Oggi solo il 12% della popolazione utilizza internet, ma il web resta rigidamente controllato e tranne che per alcune categorie (funzionari di partito, docenti universitari, medici, magistrati, operatori del turismo) avere un proprio account di posta elettronica è illegale(Il Fatto Quotidiano)

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