Un compenso, tipo il patrocinio gratuito che è una possibilità offerta dallo stato a chi è iscritto al registro dei gratuiti patrocinatori, per seguire le pratiche di rimpatrio dei migranti che decidano – autonomamente, mica perché spinti a farlo – di togliersi dai piedi… Cioè di lasciare l’Italia e rientrare in patria. Ora posto che non si spiega perché persone che si fanno anche 6mila chilometri a piedi per sfuggire a una vita miserrima, dovrebbero decidere autonomamente di tornare al loro paese quando la pessima applicazione delle Leggi di questo governo permette loro di ricorrere contro il “No” al permesso di soggiorno, suona sconveniente che un governo a corto di miracoli, devastato dalla sconfitta al referendum e da un endorsement cieco al presidente Trump tiri un pacco agli avvocati con modalità che suggerirebbero, se non fossi persone civili che non lo pensano, la trasformazione degli avvocati da liberi professionisti al servizio della giustizia e del cittadini a esecutori dei disegni remigratori del Governo. E dietro compenso.
Meloni naturalmente ci mette la faccia – non è mai contenta e ce la mette anche quando non le conviene, sta diventando un limite – e tira in ballo il patrocinio gratuito dichiarando che se lo Stato fa una cosa (elargire un compenso a chi assiste una persona senza mezzi economici) non capisce perché quello Stato non dovrebbe elargirne uno anche a chi segue le pratiche per aiutare un migrante a rientrare a casa sua (o a togliersi dai piedi, a seconda di come la si voglia leggere).
Se non fosse che il patrocinio gratuito è nato per garantire il diritto alla Difesa si sarebbe quasi tentati di spiegarglielo.
Succede però che di base non si chiamano mai le cose col loro nome: questa storia andrebbe chiamata “remigrazione” assistita, una specie di eutanasia legale della vita altrui, che parta dall’offrire denaro preso da fondi pubblici destinati a programmi di Rimpatrio Volontario Assistito (RVA) – ma siamo sicuri che sia volontario sul serio? reciterebbe il sottotitolo – con lo Stato che finanzia percorsi di reintegrazione nei paesi d’origine per i migranti che decidessero eventualmente di tornare, offrendo loro una piccola somma per ricominciare e coprendo le spese di viaggio.
Insomma l’Italia di Meloni fa microcredito. Vuoi vedere che le assegnano il Nobel per l’Economia?
Certo esiste tutto un mondo legato a coloro che saranno impegnati nel difficile ruolo di mediazione e che riceveranno fondi per fornire consulenza legale e orientamento, spiegando con umanissima compassione ai migranti che il ritorno può essere un’alternativa dignitosa rispetto alla clandestinità o a una permanenza senza prospettive. Soprattutto quando arrivi in un paese che le prospettive non te le vuole offrire. Così l’Italia vista da Meloni decide che invece di integrare e fornire manodoperaalle imprese che hanno bisogno, decide di pagare dei professionisti affinché li “convincano” ad togliersi dai coglioni. Noi la chiamiamo espulsione mascherata con soldi pubblico. Come se non fossero stati buttati abbastanza denari nei centri in Albania costati un miliardo e praticamente sempre vuoti.
Cosa non si fa quando si è preda del panico da perdita di consenso e tutte le promesse fatte, tutte le riforme che dovevano cambiare la storia, sono stati dei buchi nell’acqua che la Fossa delle Marianne al confronto è una pozzanghera…
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(21 aprile 2026)
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