Il conto è salatissimo: 848mila euro per la striscia quotidiana di Tommaso Cerno (di cui 3mila euro a puntata al conduttore e direttore de Il Giornale), e il M5S non ci sta. I conti sono stati resi noti da Il Fatto Quotidiano e scoppia la bolla addirittura prima che il non invidiabile conduttore vada in onda (pare su Rai 2). Si indignano, dal M5S, perché nel frattempo “uno come Alberto Angela è ancora senza contratto”, e danno battaglia in commissione di vigilanza Rai.
Posto che ci piacerebbe essere in commissione di vigilanza per vedere da vicino di quale dare battaglia stiamo parlando, i conti son conti.
Undicimila euro a puntata, tremila dei quali a Cerno, che fanno gridare al M5S il loro “Siamo schifati” e sperare che l’indignazione non fermi l’azione (succede che a essere troppo indignati poi si sprecano un sacco di energie e si agisce con meno efficacia, diciamo) e siccome gli argomenti non sono mai troppi. E’ Fanpage a riassumere il comunicato del M5S: “Svegliarsi stamattina e leggere che non solo questa ipotesi è confermata, ma che avrebbe il costo monstre di 850.000 euro, ci rende veramente schifati”.
Del resto si parla di Cerno, quello stesso Cerno nel mirino delle opposizioni da settimane per le sue partecipazioni retribuite in Rai mentre su giornale che dirige, secondo i grillini, si portava avanti una “una campagna di fango contro Report” e quindi “contro l’azienda stessa” (che è sempre la Rai). Gli ex-grillini, che non volevano essere definiti grillini nemmeno prima, figurarsi adesso, lamentano che Alberto Angela sia ancora senza contratto, ma Alberto Angela non fa propaganda quando serve, è un divulgatore scientifico e fa cultura e quando il tuo obbiettivo è la propaganda della cultura te ne liberi.
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Leggi l'articolo →Ricorderanno lettrici e lettori quando Tommaso Cerno eletto senatore nelle liste del PD, nel collegio di Milano centro, mostrava orgoglioso la tessera del partito rilasciando una delle dichiarazioni che soltanto i grandi condottieri osano pronunciare: “Ora dobbiamo ricostruire il partito” (era il 2018, eoni fa)… Poi dal PD alla direzione de Il Giornale, sempre più realista della Regina, dimentico del PD del glorioso circolo Aniasi e del suo: è “La prima volta che mi iscrivo a un partito, è una scelta di vita”. Come tutte le scelte di vita, anche questa ha avuto vita breve.
La trasmissione di Cerno andrà in onda nelle settimane più calde della campagna referendaria, una collocazione che accende le polemiche politiche scontate come è scontata la risposta dei Cerno: “Vogliono tapparmi la bocca”. Davvero, queste destre sono maestre di satira.
Così si approda alla Corte dei Conti, che è quella roba tanto invisa a Meloni e meloniani – e si capisce il perché – con l’Usigrai, il sindacato dei giornalisti della tv pubblica, che ha depositato una segnalazione alla Corte dei Conti nella quale denuncia il “ricorso sistematico e ingiustificato a collaboratori esterni” mentre i giornalisti interni rimangono al palo. Sul caso Cerno, l’Usigrai parla di “ennesimo, inaccettabile, smacco alle professionalità interne, evidentemente ritenute inadeguate dal vertice a gestire questo spazio informativo” e punta il dito anche sugli arrivi dall’altro polo telemeloniano, a Rai2 potrebbe infatti arrivare anche Vittorio Brumotti, che gole profonde Rai vorrebbero in arrivo direttamente da Striscia la Notizia.
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(20 febbraio 2026)
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