Anche se la maggioranza dei canadesi ha trovato delirante, come in effetti è, l’idea trumpiana di fare del Canada la 51ª provincia degli USA c’è uno stato che non la pensa esattamente coì: lo Stato dell’Alberta, una specie di Texas canadese, leggermente meno buzzurro, ma ugualmente ricco, deciderà entro la fine del 2026 con un referendum se staccarsi dal resto del Paese e diventare autonomo. Ed è il ricco magnate divenuto presidente a suon di panzane ad avere i sentiti ringraziamenti deli Indipendentisti che sentono di avere già vinto.
Per i promotori della secessione si tratta di “un’opportunità” e basano la loro volontà di secessione proprio sulla natura boccalona della proposta trumpiana lanciata l’anno scorso dal presidente USA. Per gli oppositori è un tentativo di disgregare la nazione. Peraltro si considera assai improbabile che la secessione passi, ma la Brexit insegna anche al Canada che di fronte alla follia si è spesso impreparati. Naturalmente a Ottawa sono inquieti: l’Alberta è ricchissima di risorse naturali e detiene la maggior parte del petrolio greggio canadese piazzandosi al terzo posto per le riserve di greggio, dietro alle sole Arabia Saudita e Venezuela che ne possiedono di più. Naturalmente l’oligarchia trumpiana ha già accolto a Washington, e più volte, i leader indipendentisti dell’Alberta per discutere di energia e commercio. Insomma Putin insegna, in qualche modo, anche a Washington. I metodi sono più amabili, per ora, ma la sostanza è sempre quella. Si chiama imperialismo. Da ovest a est e ritorno ha sempre una bruttissima faccia.
“Giustappunto!” di Vittorio Lussana: L’incredibile alleanza tra i “due Mattei”
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(16 febbraio 2026)
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