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(…. dello schifo) “Delle guerre, nessuna esclusa”….

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di Lorenza Morello

Che tempi strani viviamo…siamo passati dalle bombe intelligenti, quelle che al millimetro colpiscono il bersaglio, al radere al suolo interi quartieri, a estirpare gli ulivi dei contadini palestinesi, a cementare i pozzi d’acqua. Protestare ora forse può avere una sua utilità, ma senza un’idea, un piano diplomatico serio e sostenibile, resteranno solo macerie e qualche barca ammollo davanti Gaza.

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Di strada da fare ce n’è tantissima.

Un ospedale bombardato non è una “notizia da telegiornale”, è un crimine.
Un bambino che muore sotto le macerie non è una riga in un rapporto ONU, è la fine di un universo intero.

Se continuiamo a costruire solo laboratori di morte, non ci resterà più nessun futuro in cui fare esperimenti di vita.

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La guerra è il fallimento più grande dell’immaginazione.

La cosa che fa più arrabbia è il linguaggio con cui si cerca di normalizzare l’orrore. “Operazione militare”, “deterrenza”, “equilibrio strategico”. No: è violenza, è vendetta, è sterminio quotidiano. Collaterale è un graffio sulla portiera, non la vita di un’intera generazione. E lo so, la frase che torna sempre è: “Eh, ma è complicato”.

Complicato? La fisica quantistica è complicata, imparare a camminare in equilibrio su una fune sospesa è complicato, la geometria non euclidea è complicata.
Capire che bombardare civili è sbagliato, invece, è facilissimo. Io mi schiero contro questa cecità morale. Mi schiero con chi non ha scelto la guerra ma la subisce. Mi schiero con tutti i civili, di tutte le guerre, che pagano e hanno sempre pagato un prezzo atroce.

E, sì, mi schiero anche contro l’idea che il dolore possa essere usato come moneta di scambio politico, da una parte o dall’altra. O che chi ha sofferto in passato abbia un lasciapassare per far soffrire oggi qualcuno sentendo argomentare che “Quello che dice il diritto è importante, ma fino a un certo punto”.

E aggiungo: io sono per due stati. Due stati veri, riconosciuti, con dignità e confini sicuri. L’unica strada che evita di ridurre tutto a slogan e vendette.

 

 

(3 ottobre 2025)

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