Siccome le casse italiane scoppiano di salute, il rapporto debito/PIL è appena al 137,1% e lascia ampi margini [sic] di manovra come è noto, e dopo che piazzare debito italiano oggi (16 settembre, ndr) costava un tasso del 4,4%, il Consiglio dei ministri stacca la prima marchetta elettorale e dice basta al bollo auto: oneri complessivi dell’articolo quantificati in 2,362 miliardi di euro. Il bollo viene infatti abolito per le vetture di piccola e media potenza, quelle in gran parte utilizzate dalle famiglie per gli spostamenti quotidiani. Un’esenzione che vale anche per i motocicli. Ogni cittadino/famiglia avrà diritto a una sola agevolazione.
L’esenzione riguarda “un solo veicolo regolarmente assicurato”, per una platea di circa 14,5 milioni di veicoli e si applica ai versamenti della tassa automobilistica con termine di pagamento compreso tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2027: “Oggi il governo cancella una delle tasse più odiate dagli italiani”, commenta la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.
Vediamo quanto dura.
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Nel dettaglio la misura prevede la cancellazione del bollo per auto alimentate, anche in combinazione con altra fonte di propulsione, a benzina o gasolio, “aventi potenza non superiore a 80 kW” e nel caso il cittadino abbia a disposizione più di un’automobile, l’esenzione viene riconosciuta per una sola vettura, quella con la minore potenza. In caso di pari potenza, viene considerata quella per la quale, in assenza dell’agevolazione, sarebbe dovuto il bollo di importo più basso.
Per quanto riguarda motocicli e ciclomotori alimentati a benzina o gasolio, la misura si applica a condizione che il contribuente non risulti soggetto al pagamento del bollo per un’autovettura con potenza pari o inferiore a 80 kW e anche in questo caso riguarda un solo mezzo. Anche in questo caso l’esenzione riguarda un solo mezzo. Per compensare la riduzione dei denari persi con la regalìa ad uso elettorale è previsto un trasferimento complessivo pari a “2.293,5 milioni di euro per l’anno 2027” su un base di oneri complessivi, come si scriveva in apertura, di 2,362 miliardi di euro.
Riescono ad andare in perdita anche coi regalini.
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