Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha aperto la settimana come si conviene: “La Russia non farà una guerra con la Nato perché la perderebbe”, ha detto dai microfoni di Radio 24. Nel campo delle ovvietà filo-occidentali Tajani è imbattibile, riesce a parlare con una simile superficialità di una superpotenza da oltre seimila testate nucleari, dotata di missili ipersonici praticamente irraggiungibili che da Mosca possono colpire Roma e qualsiasi capitale europea in pochissimo tempo e riesce a dire, a un mezzo da due milioni e mezzo di ascoltatori, con tono che avrebbe potuto essere meno irridente vista la situazione, che la Russia perderebbe la guerra con la Nato. Intanto, quale Nato? Quella di Sigonella, quella con gli USA, quella orfana degli USA, quella che si alza ogni giorno in volo in Polonia perché i russi violano lo spazio aereo Nato, quella che bisogna dargli il 5% del Pil ma anche no o la Nato che insegna a difendersi dai droni rinunciando ad affacciarsi alla finestra?
Spieghi Tajani di quale Nato parla. Quella che vede solo lui o quella di cui nessuno in Europa sa nulla perché i governi non ne parlano? Poi si passa ad incensare il movimento giovanile di Forza Italia alle flat tax premiali, all’abolizione del bollo su moto e automobili e una serie di proposte che certamente non si potranno realizzare quest’anno, ma certamente il prossimo anno (magari ad elezioni perse, perché nel fatato mondo delle destre alla Meloni-Tajani-Salvini i miracoli non finiscono mai).
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Si apre così un’altra settimana alla grande per la compagine di governo. Un colpo di qua, due parole di là, una frase ad effetto e via: tirare a campare e decisioni utili al paese nessuna.
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(14 settembre 2026)
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