di Giovanna Di Rosa

Le ultime disastrose decisioni del governo Meloni avranno delle serie ripercussioni sul futuro in UE di Meloni e allegra brigata. Non si capisce oggi, si capirà entro breve. Perché il governo italiano dovrà andare a Bruxelles con il cappello in mano a mendicare qualche tipo di aiuto-sostegno-cambiamento di rotta e, dato il diritto di veto degli altri 26 paesi dell’area UE, non è detto che gli dica bene. Incomprensibile, se non dal punto di vista della propaganda, la decisione di sospendere Schengen per chi arriva dalla Spagna per un mese, dettata da mal di pancia. E si ritorcerà contro l’Italia. Come l’essere proni al sovranismo trumpiano. Basterà aspettare novembre.
Il governo sta perdendo la testa? Fallite tutte le grandi riforme, perso il referendum sulla giustizia, impossibilitato a mantenere le promesse elettorali (avevano promesso di tutto, ricorderete), franato clamorosamente sull’energia dopo un video boccalone dove Meloni delirava di accise (e sappiamo a che punto siamo), l’ultimo tentativo è quello di riformare la legge elettorale ad esclusivo favore della maggioranza odierna, ma non è detto che le cose vadano come il Governo – e nemmeno tutto il governo – crede e spera. Al seguito del non avere fatto niente di ciò che è stato promesso Meloni ha inanellato sei decreti sicurezza uno più inutile dell’altro o, perlomeno, utili a mettere la gente in galera e a poco altro. La percezione della sicurezza è un altro tasto dolente. Per potere dare il la alle sue riforme incomplete e inconcludenti Meloni ha bisogno di gridare al lupo diverse volte al giorno, spalleggiata mediaticamente dalle buone alleate Mediaset. Ma ciò che si racconta nelle trasmissioni della famiglia Berlusconi non corrispondono alla realtà del quotidiano, la spettacolarizzazione della cronaca nera comincia a mordere il freno anche perché ciò che Mediaset racconta alle 16 la Rai lo racconta alle 18, ciò che la Rai racconta alle 6 viene ripreso da Mediaset alle 9. Gli ascolti sono sempre gli stessi e svolazzano da una rete all’altra alla ricerca del cattivo di turno che li faccia sentire buoni. Questa è la percezione della sicurezza che Meloni e la sua strategia comunicativa raccontano. Dei problemi reali dell’Italia non c’è traccia. Si racconta un paese che non c’è.
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Oggi Meloni rilancia sull’Albania, su quell’operazione che toglie forze dei Polizia dalle strade italiane per tenerle nei centri di permanenza albanesi, pressoché vuoti, mentre le strade dei migranti sono cambiate e continuano gli ingressi, ma da vie altre in parte perfettamente conosciute al governo (si chiamano Lampedusa, Pozzallo, Roccella Jonica e Crotone, ma di quello che succede lì e degli ingressi irregolari in quei luoghi Meloni, Salvini e Tajani si guardano bene dal parlare). I centri in Albania sono un’altra delle operazioni fallimentari di questa maggioranza.
Ma c’è anche da sorridere, a volerla dire tutta, perché anche ammettendo che i 50mila di ceuta volessero tutti entrare in Italia [sic] come la mendace favoletta meloniana ci ha raccontato, sarebbero dovuti entrare in Spagna, poi in Francia e quindi passare da Ventimiglia. Dunque l’eventuale frontiera da chiudere (o da controllare con le unghie e coi denti) sarebbe dovuta essere quella con la Francia. E’ la fantasia (malata) al potere. Meditate.
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(1 agosto 2026)
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