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Si è dimessa la ministra Santanchè che tutti invidiavano per la sua ricchezza

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di Ennio Trinelli
Ennio Trinelli

E tanto tuonò che Santanchè. Con una durissima missiva indirizzata alla premier che profuma minacce non dette, la ministra del Turismo già diva del Twiga e chissà cos’altro ancora, ha rassegnato le dimissioni dal suo ministero dopo una scontro durato un qualche 48 ore che, pare, non sarebbe stato pacifico. Au contraire.

“Cara Giorgia,
ti rassegno, come hai ufficialmente auspicato, le mie dimissioni dal ruolo di ministro che avevi voluto affidarmi e che credo di avere svolto al meglio delle mie possibilità e senza alcuna controindicazione. Ti ringrazio per i riconoscimenti e per la fiducia che mi hai dimostrato in questi anni di guida del ministero del turismo. Ho voluto (e spero mi capirai) che fosse pubblicamente chiaro che eri tu a chiedermi di lasciare questo ruolo perché, come ho sempre detto, mi sarei dimessa solo di fronte ad una tua esplicita e pubblica richiesta. Volevo fosse chiaro, per la mia onorabilità, che faccio un passo indietro, non dovuto solo di fronte alla richiesta che il capo del mio Partito ritiene utile e opportuna. Mi premeva e mi preme sottolineare che ad oggi il mio certificato penale è immacolato e che per la vicenda della cassa integrazione non vi è nemmeno un semplice rinvio a giudizio.

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Ieri forse bruscamente (capirai il mio stato d’animo) ti ho rappresentato la mia non disponibilità ad una mia immediata dimissione perché volevo fosse separata sia dai commenti sul referendum perché non vorrei essere il capro espiatorio di una sconfitta che non è certo stata determinata da me, atteso anche il risultato in Lombardia e sinanche nel mio municipio.Volevo che le mie dimissioni inoltre fossero separate dalla vicenda contingente ed assai diversa che ha riguardato l’On Delmastro che pure paga un prezzo alto. Chiarito questo non ho difficoltà a dire “obbedisco“ e a fare quello che mi chiedi.

Non ti nascondo un po’ di amarezza per l’esito del mio percorso ministeriale ma nella mia vita sono abituata a pagare i miei conti e spesso anche quelli degli altri. Tengo di più alla nostra amicizia e al futuro del nostro movimento.

Cari saluti.

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Daniela”.

Staremo a vedere, ci sembra l’unico commento possibile. Ma di certo è che il governo degli invincibili e di quelli che era sempre colpa delle sinistre che si genuflettono dappertutto (un po’ come i giornalisti a libro paga di certa stampa che alla destra fa l’occhiolino e anche da scendiletto), ha subito uno scossone. E si ha la sensazione che Meloni stia lavorando per la Magistratura, diciamo, in una sorta di ve li metto a disposizione io che più di un’epurazione, più di una purga, sa tanto di una tregua. O della ricerca di una tregua.
Vero è che Gratteri nella serata del 24 marzo a Di Martedì… ha detto a chiare lettere di auspicare che si normalizzino, in linea con l’ANM, i rapporti tra la politica e la magistratura – e Gratteri che a Napoli ci vive e ci lavora non è certamente estraneo né all’oltre 75% di NO di Napoli né alla Campania prima regione per numero di votanti. Di fatto però va spezzata una lancia anche a favore dell’intelligenza politica di Meloni (o se volete chiamatelo opportunismo), la quale si è immediatamente accorta che il suo continuo laissez-faire in fatto di giustizia con i suoi ministri e sottosegretari lasciati liberi di fare un po’ quello che volevano, ‘sti monellacci, ha eroso consenso anche dentro il suo partito perché numerosi sono stati i NO al referendum che sono venuti da Fratelli d’Italia (oltre che dai partitini di Tajani, Salvini e Lupi); Meloni che è donna politica intelligente – non la voterei nemmeno sotto tortura, ma va detto quel che è giusto – ha prontamente virato di 180°. Tagliando teste senza pietà, come è nel suo stile.

E mentre ci pare logico scusarci per gli eccessi di francese che percorrono l’articolo, ma parlando di una dimissionata di classe tocca scrivere con classe – ricorderete il suo “Voi non siete contro la povertà, siete contro la ricchezza”… Favolosa! – si sottolinea come se non si fosse mai detto, che il terremoto a via Arenula lascerà un segno profondo nel governo Meloni, le cui azioni non potranno più essere le stesse nonostante Donzelli dica che non è successo niente, e che Daniela Santanchè è la terza dimissionata dopo l’addio del sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro, e della capa di gabinetto di Nordio, Giusi Bartolozzi. E saremmo quasi tentati di scommettere che la faccenda potrebbe non chiudersi qui.

 

 

 

(25 marzo 2026)

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