La base italiana di Erbil, nel Kurdistan iracheno è stata attaccata con droni nella tarda serata dell’11 marzo a poche ore dalla dichiarazione della presidente del Consiglio che diceva “l’Italia non è in guerra”. E meno male. Difficile pensare che i droni siano caduti lì per caso. O che abbiano perso la rotta. Chi li ha lanciati voleva colpire l’Italia a significare che nella testa di chi ha colpito l’Italia, il nostro paese è un obbiettivo di guerra, ergo l’Italia è in guerra. Nonostante Meloni e Tajani e le loro dichiarazioni sempre più povere e sempre meno veritiere.
In pieno panico da referendum il TG5 delle 8 dedica due parole all’attacco, per prendersela con Gratteri e illuminarci con nuove dichiarazioni di Nordio, cose che servono a una democrazia e che vengono per importanza subito dopo la descrizione di uno spritz ben fatto.
Alberto Airola va in confusione: ieri sui numeri, ier l’altro sulle Unioni Civili, vediamo domani…
Leggi l'articolo →I droni contro l’Italia che “non è in guerra” attorno alle 23.00 all’interno di Camp Singara centrando l’area del bar-ristorante della base, che i militari conoscono come “Il Fortino”. La potente esplosione ha provocato un incendio “che ha coinvolto almeno due automezzi, ma non risultano feriti tra il personale italiano”, come scrive Repubblica.
E l’Iran grida vendetta: “Dovere e diritto vendicarsi sui mandanti dell’omicidio di Khamenei”
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(12 marzo 2026)
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