L’accelerazione del governo sulle date del referendum sulla separazione delle carriere, senza aspettare che si completasse la raccolta firme organizzata da 15 giuristi contrari alla riforma, ha sortito l’effetto di lanciare la petizione che ha ormai superato quota 490mila firme, che corrisponde a oltre il 90% delle 500mila da raccogliere entro la fine di gennaio. Lo scrive Il Fatto Quotidiano (si vota cliccando su questo link, usando lo Spid o la Carta d’identià elettronica), mentre si aspetta il destino del ricorso urgente depositato dai promotori della petizione al Tar del Lazio contro la delibera del Consiglio dei ministri che ha fissato al 22 e 23 marzo la data del voto.
Il quotidiano di Travaglio mette l’accento sul sondaggio Ipsos-Doxa per diMartedì su La7 secondo il quale, se si votasse oggi, i Sì al referendum sarebbero al 54% e dunque ancora in vantaggio sui No, fermi al 46%, ma va considerato che appena trenta giorni fa la distanza tra i Sì al 57,9% e i No al 42,1%. Sono tre punti percentuali in più. C’è poi un punto importante, per quanto puramente ipotetico, rilevato dall’istituto di Nando Pagnoncelli: se fosse obbligatorio andare a votare, i Sì si ridurrebbero al 46,7%, mentre vincerebbero i No con il 53,3%. Trenta giorni fa le percentuali di risposta a questo quesito erano pari.
C’è poi il solito Porta a Porta che cita un sondaggio dell’Istituto Only Numbers di Alessandra Ghisleri secondo il quale i Sì sarebbero oggi al 50,3, con i No al 35,4, ma è sempre lo stesso sondaggio ad affermare che ad oggi solo il 41% degli intervistati ha già deciso di andare a votare, con il 17,4% sicuro di rimanere a casa, mentre il fronte degli indecisi è addirittura a quota 41,6%.
(16 gennaio 2026)
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